Artista

Pietro Lorenzetti

1280 ca. - 1348

Stile
Arte Gotica
Pittore senese, fratello maggiore di Ambrogio: porta nella pittura del Trecento un peso dei corpi e una violenza emotiva che lo avvicinano a Giotto più di quanto sia consueto per la scuola senese.

Scheda biografica

Dati biografici
Luogo e data di nascita
Siena, verso il 1280
Vita e condizioni
Il fratello maggiore di Ambrogio. La prima traccia potrebbe essere un pagamento del febbraio 1306 a un «Petruccio di Lorenzo» per una tavola destinata alla sala dei Nove — la stessa stanza che il fratello avrebbe affrescato trentadue anni dopo. L'identificazione è probabile, non certa. L'ultima opera datata è del 1342; dopo il 1348 non si hanno più notizie né di lui né di Ambrogio, e si ritiene che la peste li abbia presi entrambi.
Formazione
Duccio è il punto di partenza, e si vede nei primi polittici. Ma quello che lo rende diverso viene da altrove: da Giotto, per il peso dei corpi e per l'ombra, e dalla scultura di Giovanni Pisano — i volti contratti, i ritmi spezzati dei pulpiti. È un pittore che ha guardato molto gli scultori.
Contesto storico
Lavora fra Siena, Arezzo e Assisi, cioè dentro e fuori dalla sua città. Ad Assisi si trova nello stesso cantiere dei pittori formati su Giotto, e la sua pittura ne esce cambiata: è la prova che le due scuole non erano due mondi chiusi.
Stile e influenze
Corpi pesanti, composizioni tagliate in diagonale, volti deformati dal dolore. Prende dalla scuola senese la cura del dettaglio e ci mette dentro una violenza emotiva che a Firenze non c'è, e a Siena, prima di lui, nemmeno.
Committenze
Il 17 aprile 1320 il vescovo Guido Tarlati gli commissiona il polittico per la pieve di Arezzo, finito entro il 1324. Nel transetto della Basilica inferiore di Assisi affresca le storie della Passione, con il Compianto e la Crocifissione. Del 1329 è la pala del Carmine per Siena. Nel 1335 l'Opera del Duomo gli ordina la Natività della Vergine, consegnata nel 1342: lì la cornice dipinta smette di fare da cornice e diventa l'architettura della stanza, che continua dietro le colonne come se il trittico fosse una parete aperta.
Successo critico
Vasari lo chiama Pietro Laurati, avendo letto male una firma su una tavola a Pistoia; lo crede allievo di Giotto e non sospetta che sia il fratello di Ambrogio. L'errore resta nei manuali per secoli, e il nome giusto è tornato al suo posto solo con la critica moderna.
Eredità e influenza
È il ramo della pittura senese che prende il peso fiorentino e lo usa per il dolore. Gli angeli deformati dal pianto del Compianto di Assisi sono fra i precedenti su cui si misurano le immagini del lutto per tutto il Trecento.

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