Artista

Giovanni Fattori

1825 - 1908

Stile
RealismoMacchiaioli
Pittore livornese, il nome più noto dei Macchiaioli. Dipinse il Risorgimento senza retorica, con soldati fermi e battaglie viste quando sono finite, e dal 1882 la Maremma dei butteri; fu anche incisore all'acquaforte e insegnò all'Accademia di Firenze.

Scheda biografica

Dati biografici
Luogo e data di nascita
Livorno, 6 settembre 1825
Vita e condizioni
A vent'anni lascia Livorno per Firenze. Negli anni del Quarantotto distribuisce stampa clandestina per i democratici, senza arruolarsi. Nel 1860 sposa Settimia Vannucci, con cui viveva da anni; lei muore di tisi nel 1867, a trentun anni, e il ritratto che le aveva fatto verso il 1865 è oggi alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Resta povero quasi tutta la vita e si mantiene anche con lezioni private. Si risposa due volte, da vecchio. Muore a Firenze il 30 agosto 1908.
Formazione
A Livorno studia con Giuseppe Baldini; dal 1845 è a Firenze, all'Accademia, allievo di Giuseppe Bezzuoli, e comincia con i quadri di storia. La svolta viene verso il 1859 dall'incontro con il pittore romano Nino Costa, che riconosce la novità delle sue prove dal vero e lo spinge su quella strada. Al Caffè Michelangiolo trova i compagni della macchia.
Contesto storico
Alla fine del 1859 Bettino Ricasoli, a capo del governo provvisorio toscano, bandisce un concorso per le battaglie della guerra appena combattuta: Fattori lo vince, e ne nasce il Campo italiano dopo la battaglia di Magenta, consegnato nel 1862. Continua a dipingere soldati per tutta la vita, anche dopo l'Unità: manovre, vedette, esercitazioni dell'esercito del Regno, senza mai un eroe.
Stile e influenze
Costruisce per macchie di tono piatte e nette, spesso su tavolette di pochi centimetri, dove figure e paesaggio diventano fasce di colore. Nei quadri grandi tiene la stessa economia: pochi elementi, spazi vuoti, figure viste di spalle o immobili. Dal 1882 dipinge la Maremma, i butteri e le mandrie, con uno sguardo che con gli anni si fa sempre più duro.
Committenze
Pochi committenti, e pagati poco: il concorso Ricasoli, i premi delle esposizioni, gli amici come Diego Martelli, che dal 1867 lo ospita a Castiglioncello. Dalla primavera del 1882 va alla tenuta della Marsiliana, in Maremma, che gli dà i soggetti degli ultimi vent'anni. Vende a fatica e spesso a poco prezzo.
Successo critico
In vita espone molto e raccoglie medaglie all'estero — Vienna e Londra nel 1873, Filadelfia nel 1876, Melbourne nel 1880 —, ma resta povero. Diffida dell'impressionismo, che attacca nelle lettere a Martelli e in scritti polemici. Nel Novecento diventa il nome più noto dei Macchiaioli, e Livorno gli dedica il museo civico che porta il suo nome.
Eredità e influenza
Insegna all'Accademia di Firenze dal 1869, ma ottiene un posto stabile solo nel 1893. Dalla sua scuola escono Plinio Nomellini e Oscar Ghiglia, e ci passa per poco anche il giovane Amedeo Modigliani. Le quasi duecento acqueforti, incise dagli anni Ottanta, sono un capitolo a sé della grafica italiana.

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