Artista

Raffaello Sernesi

1838 - 1866

Stile
RealismoMacchiaioli
Pittore fiorentino, fra i più giovani dei Macchiaioli, autore di piccole vedute costruite per volumi netti. Ferito combattendo con i volontari di Garibaldi in Trentino nel 1866, morì prigioniero a Bolzano a ventisette anni.

Scheda biografica

Dati biografici
Luogo e data di nascita
Firenze, 29 dicembre 1838
Vita e condizioni
Ultimo dei nove figli di un vinaio, cresce nel quartiere di San Frediano. Nel giugno 1859 prova ad arruolarsi volontario, ma la madre riesce a impedirlo. Nel 1866 parte con i volontari di Garibaldi: il 16 luglio, a Cimego, durante la battaglia di Condino, è ferito a una gamba e catturato dagli austriaci. Acconsente troppo tardi all'amputazione e muore di cancrena nell'ospedale di Bolzano il 9 agosto 1866, a ventisette anni.
Formazione
Impara a incidere medaglie nell'officina di Angiolo Mariotti — sue sono una medaglia per Garibaldi, del 1862, e una per il centenario di Dante, del 1865 — e dal 1856 frequenta l'Accademia di Firenze, nella scuola di Antonio Ciseri, dove si fa ritrattista. Nel 1859 lascia lo studio per dipingere dal vero, e al Caffè Michelangiolo si lega a Signorini e a Borrani.
Contesto storico
Appartiene alla generazione più giovane del Caffè Michelangiolo, cresciuta dentro le guerre d'indipendenza: ha vent'anni nel 1859 e muore nella guerra del 1866, quella che porta il Veneto all'Italia.
Stile e influenze
Costruisce paesaggi e vedute per volumi netti e piani di colore, senza dettagli: nei Tetti al sole le case diventano quadrati e trapezi di luce. Con gli anni la sua pittura si fa più ariosa, nei pascoli di montagna e nelle marine di Castiglioncello.
Committenze
Dipinge soprattutto per sé e per gli amici, ed espone alla Promotrice fiorentina. Dal 1862 lavora a Piagentina con Lega, Borrani, Signorini e Abbati; nell'estate del 1864 Diego Martelli lo ospita a Castiglioncello insieme a Borrani.
Successo critico
Morto giovane, resta per decenni quasi sconosciuto fuori dalla cerchia degli amici. Nel 1910 la Società delle belle arti di Firenze gli dedica una piccola retrospettiva con le opere conservate dalla famiglia e da Signorini; la sua Pastura in montagna finisce nella collezione di Arturo Toscanini.
Eredità e influenza
Il suo autoritratto del 1859 è agli Uffizi, i Tetti al sole alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Le sue tavolette e i suoi cartoncini sono fra gli esempi più radicali della macchia: un paese ridotto a pochi piani di colore.

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