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La formazione del linguaggio greco

Arte greca arcaica

Il sorriso che nasconde

Qui c'è lo scheletro del ragionamento del capitolo: i passaggi nell'ordine in cui reggono l'uno sull'altro, e sotto ciascuno le opere che lo dimostrano. Serve per ripassare, e per vedere in un colpo d'occhio dove ogni opera lavora. Un'immagine si ingrandisce cliccandola; il titolo sotto l'immagine riporta al punto del capitolo in cui se ne parla.

La domanda

Perché centinaia di statue greche hanno tutte lo stesso sorriso?

Come si articola

1

La posa non nasce in Grecia

Frontale, gamba sinistra avanzata, peso su entrambi i piedi, braccia lungo i fianchi, pugni chiusi: è la posizione stante egizia, trasferita senza modifiche sostanziali. Il tipo compare fra il 650 e il 600 a.C., proprio negli anni in cui i contatti si fanno stabili — mercenari greci al servizio dei faraoni saiti, e l'emporio di Naucrati nel delta del Nilo.

2

Tre stacchi dal modello, e ciascuno è un programma

Il kouros è nudo, dove la statua egizia porta il gonnellino. È liberato dai sostegni di pietra che tenevano in piedi il modello, e deve quindi risolvere da sé un problema di statica. E non porta nome né incarico: vale per un giovane qualunque, e serve tanto sulla tomba di Kroisos quanto come dono in un santuario.

Kouros Kroisos
Kouros Kroisos
540-515 a.C. circa
3

Un dono, e un posto affollato

Prima della moneta i rapporti si reggevano sullo scambio di doni, e agli dèi si dava come agli uomini: armi, oggetti preziosi, grandi tripodi di bronzo cresciuti oltre ogni uso possibile. Il kouros è il dono fatto di pietra. Le iscrizioni sulle basi nominano chi dona e quasi mai chi è raffigurato: si offriva l'immagine di un giovane in quanto tale, cioè ciò su cui la città riponeva le proprie speranze. E stava in mezzo a centinaia di altre, lungo il percorso che dall'ingresso del santuario porta all'altare.

Moschophoros
Moschophoros
570-560 a.C.
4

Perché nudo

Nessuno girava nudo per strada, e non c'è compiacimento. I greci dicevano kalòs kai agathòs, bello e buono, tenendo in una formula sola la bellezza fisica e il valore morale: un corpo armonioso e allenato era la prova visibile di una persona di valore, e la palestra si chiamava gymnasion da gymnós, nudo. Che sia questo a spiegare la nudità delle statue lo diciamo noi: nessun greco l'ha scritto.

Kouros di Milo
Kouros di Milo
seconda metà del VI sec. a.C.
5

Lo stesso sorriso su destini opposti

Un uomo che porta un vitello al sacrificio, una ragazza offerta ad Atena, una figura ancora dedalica in cui l'increspatura compare acerba: soggetti e destini che non hanno niente in comune, e la stessa identica piega delle labbra. Funziona come un segno di vita applicato alla superficie, non come l'espressione di chi è raffigurato.

Dama di Auxerre
Dama di Auxerre
VII sec. a.C.
Moschophoros
Moschophoros
570-560 a.C.
Kore di Antenore
Kore di Antenore
525-510 a.C.
6

Intanto cambia tutto il resto

Le tre scuole regionali si distinguono moltissimo: la dorica cerca solidità e simmetria quasi geometrica, la ionica forme morbide e un gusto decorativo vicino all'Oriente, l'attica una sintesi delle due con un'attenzione crescente all'anatomia. E il corpo intanto guadagna libertà, si stacca dal blocco, acquista volume, arriva perfino al bronzo. Il sorriso invece attraversa più di un secolo senza muoversi: sopravvive alla scuola, alla tecnica e al soggetto.

7

E quando cambia anche quello

Sul volto di Aristodico, agli inizi del V secolo, compare una serietà quasi severa. Con essa finisce una convenzione che per generazioni era sembrata semplicemente come si fanno le statue. Negli stessi anni, ad Atene, si interrompe anche la grande arte sepolcrale delle famiglie aristocratiche: la città sta diventando una società più egualitaria, e una tomba vistosa comincia a pesare.

8

E niente di questo era bianco

Le statue erano dipinte, e con colori pieni: vesti, capelli, occhi, ornamenti. Il marmo nudo dei musei è dilavamento, non una scelta greca. Sulla Kore del Peplo i motivi ricavati dai residui di pigmento hanno rimesso in discussione perfino chi la statua rappresenti: una decorazione così ricca non appartiene a una ragazza qualunque, e l'ipotesi che sia una dea nasce di lì.

Kore del Peplo
Kore del Peplo
530 a.C. circa

Che cosa resta

Il tipo del kouros dura quasi due secoli perché non serve a somigliare a qualcuno: serve a dire che cosa una città considerava un giovane di valore. Quando quel modo di mostrarsi diventa ingombrante, la serie si ferma di colpo.

E apre a

Come si costruisce un edificio che deve parlare a nome di un'intera città?