Semiotica dell'immagine

Scala del grado di iconicità

Dal segno più fedele al referente al segno più convenzionale: sedici immagini del toro scandiscono i gradi della scala iconica, dal massimo di somiglianza percettiva alla minima distanza dal simbolo arbitrario.

Le immagini sono disposte dalla più somigliante alla meno somigliante. È un ordine indicativo: non tutti le metterebbero esattamente così.

Massima iconicità
1
grado
Toro

Toro

Tecnica: Fotografia  ·  Data: Contemporanea

La fotografia è prodotta meccanicamente dalla luce riflessa dal toro: la somiglianza è massima, anche se chi scatta sceglie ancora l'inquadratura, la luce e il momento.

2
grado
Il carro rosso

Il carro rosso

Autore: Giovanni Fattori  ·  Tecnica: Olio su tela  ·  Data: 1887 ca.

Il realismo ottocentesco conserva proporzioni naturali e resa atmosferica; la mediazione della mano introduce una lieve distanza dal referente.

3
grado
Anfitrite su toro marino

Anfitrite su toro marino

Cultura: Arte romana (riel. rinascimentale)  ·  Data: I–III sec. d.C.

Il naturalismo classico romano si piega a una figura ibrida: la verosimiglianza anatomica coesiste con l'invenzione mitologica.

4
grado
Rilievo della Tellus, Ara Pacis Augustae

Rilievo della Tellus, Ara Pacis Augustae

Cultura: Arte romana imperiale  ·  Data: 13–9 a.C.

Il rilievo mantiene una descrizione realistica, ma la funzione allegorica introduce una convenzione proporzionale.

5
grado
Aprile — Ciclo dei Mesi

Aprile — Ciclo dei Mesi

Autore: Francesco del Cossa  ·  Data: 1469–1470  ·  Luogo: Ferrara, Palazzo Schifanoia

Il toro zodiacale è riconoscibile ma inserito in un sistema simbolico; le convenzioni tardogotiche stilizzano contorno e proporzioni.

6
grado
Toro / Salto del toro

Toro / Salto del toro

Cultura: Arte minoica, Creta  ·  Data: 1600–1450 a.C.

La forma del corpo è ancora percepibile, ma la bidimensionalità e i colori piatti segnalano un sistema di rappresentazione convenzionale.

7
grado
Bisonte

Bisonte

Cultura: Arte paleolitica, Grotta di Altamira  ·  Data: 14.000–12.000 a.C.

Potente naturalismo espressivo ottenuto con pochi tratti; l'assenza di sfondo e prospettiva rivela un codice visivo non mimetico.

8
grado
Toro su ceramica

Toro su ceramica

Cultura: Ceramica greca arcaica  ·  Data: VII–VI sec. a.C.

La figura è ridotta a silhouette e schema geometrico; i dettagli naturalistici cedono a una formula grafica ripetibile.

9
grado
Rilievo con toro, Cattedrale di Caserta Vecchia

Rilievo con toro, Cattedrale di Caserta Vecchia

Cultura: Arte romanica meridionale  ·  Data: XII sec.

Il modellato si appiattisce in schema decorativo; la funzione simbolica prevale sulla resa naturalistica.

10
grado
miniatura con bovide

miniatura con bovide

Cultura: medievale europea  ·  Data: XII sec. ca.

alcuni elementi dell'anatomia conservano un certo grado di iconicità, altri sottostanno alla lettura simbolica, come ad esempio il muso estremamente antropomorfizzato

11
grado
Toro della Porta di Ishtar

Toro della Porta di Ishtar

Cultura: Arte neobabilonese, Babilonia  ·  Tecnica: Mattoni smaltati  ·  Data: 575 a.C. circa  ·  Luogo: Museo archeologico, Istanbul

La figura è stilizzata in schemi lineari rigidi; ripetuta in serie lungo la porta, con una funzione sacra, perde le differenze che distinguono un animale da un altro.

12
grado
Il toro Apis

Il toro Apis

Cultura: Arte egizia  ·  Data: Antico Egitto

Il profilo canonico egizio è un codice visivo rigidamente codificato: la rappresentazione segue convenzioni immutabili, non una resa percettiva.

13
grado
Sigillo con «unicorno»

Sigillo con «unicorno»

Cultura: Civiltà della valle dell'Indo  ·  Data: 2600–1900 a.C. circa

Il sigillo riduce la figura a un contorno netto, da imprimere nell'argilla. Il cosiddetto unicorno è con ogni probabilità un toro visto di profilo, con le due corna sovrapposte in una sola: la forma è chiara, ma per riconoscere l'animale bisogna già sapere che cosa cercare.

14
grado
Incisione rupestre con bovidi

Incisione rupestre con bovidi

Cultura: Arte rupestre preistorica  ·  Data: Preistorico

L'incisione schematica conserva solo l'essenza della forma; la distanza dal referente è massima tra le rappresentazioni ancora figurative.

15
grado
Aleph — pittogramma del bue

Aleph — pittogramma del bue

Cultura: Proto-scrittura semitica  ·  Data: II millennio a.C.

Il segno è al confine tra immagine e scrittura: la forma del bue genera il prototipo della lettera, perdendo quasi ogni referenza visiva diretta.

16
grado
Dalla testa di bue alla A

Dalla testa di bue alla A

Tecnica: Ricostruzione grafica di un pittogramma

Il pittogramma della testa di bue, ridisegnato: basta capovolgerlo per vedere la nostra A. La forma è sopravvissuta, il bue no: per leggere la lettera non serve più sapere da dove viene.

Minima iconicità
Guardiamo le stesse immagini con altri occhi

Questa scala serve a imparare una cosa vera: un'immagine può cambiare moltissimo prima che smettiamo di riconoscere quello che rappresenta. Ma è un modello, e un modello si può discutere. Prova a trovare almeno tre motivi per cui quest'ordine potrebbe essere sbagliato.

Qualche spunto. Il bisonte di Altamira (7) sta più in basso di un rilievo romano, eppure è dipinto con un naturalismo straordinario, che sfrutta perfino le sporgenze della roccia per dare volume al corpo. Forse è finito lì perché è antico, più che perché somiglia meno.

Il toro di Francesco del Cossa (5) è un animale riconoscibilissimo, e insieme il segno zodiacale del Toro. Il significato astrologico però non lo rende meno somigliante: dipende da quello che sappiamo, e il segno zodiacale resterebbe lo stesso se il pittore lo avesse dipinto più o meno fedele. Somigliare e significare sono due cose diverse, e una scala della somiglianza misura soltanto la prima.

E la A (16): ha ancora un grado di iconicità rispetto al bue da cui viene? Chi legge una A non vede un bue. A un certo punto il segno ha smesso di somigliare e ha cominciato a funzionare per accordo fra chi lo usa: è passato dall'icona al simbolo, con le parole della triade di Peirce.

Anche la fotografia (1) ha le sue scelte, un punto di vista, una luce, un taglio. La sua differenza vera sta altrove: è un'impronta della luce che ha toccato il toro, cioè un indice.

Resta la domanda che la scala insegna a fare: che cosa deve rimanere di un toro perché lo riconosciamo ancora? Su questo due persone possono mettere le stesse immagini in ordini diversi, e avere tutte e due buone ragioni.