Esiste un modo neutro di rappresentare le cose?
Quando un artista rappresenta qualcosa — una persona, un albero, un dio — deve compiere una scelta che spesso non notiamo nemmeno: come rappresentarla. Non esiste un modo neutro, automatico, oggettivo di mettere il mondo in un'immagine. Ogni rappresentazione è già un'interpretazione della realtà. Lo stile rappresentativo è precisamente questo: il modo in cui un artista sceglie di rappresentare il soggetto.
Possiamo distinguere alcune direzioni fondamentali di questa scelta. Sono i termini con cui conviene prendere confidenza, perché tornano in ogni epoca della storia dell'arte.
Lo stile realistico (da non confondere con il Realismo, il movimento dell'Ottocento) cerca di avvicinare l'immagine all'apparenza visibile delle cose: le proporzioni esatte, la luce, i dettagli come l'occhio li percepisce. È il tentativo di far coincidere immagine e percezione.
Lo stile stilizzato semplifica, riduce, schematizza. Trattiene del soggetto solo i tratti essenziali e riconoscibili, scartando il resto. La figura neolitica ridotta a pochi segni, il pittogramma, l'icona sono stilizzazioni estreme.
Lo stile idealizzato non semplifica né copia: corregge la realtà verso un modello di perfezione. Il kouros greco, l'Apollo classico non assomigliano a nessun uomo reale — mostrano l'uomo come dovrebbe essere, non come è. E può farlo anche semplificando: i faraoni egizi sono insieme idealizzati e stilizzati.
Lo stile deformato espressivamente piega invece la realtà verso l'emozione. La figura si allunga, si distorce, si carica di tensione per comunicare uno stato interiore più che un aspetto esteriore. L'Urlo di Munch non è un volto realistico: è un volto reso secondo l'angoscia che esprime. Non sempre però si deforma per esprimere un'emozione: il cubismo deforma per costruire, per mostrare un oggetto da più lati nello stesso quadro.
Stilizzare, deformare, idealizzare sono tutti modi di interpretare quello che si rappresenta. Qualche volta l'artista li sceglie, in base alla sua indole e al messaggio che vuole trasmettere; qualche volta li riceve, da quello che ha imparato in bottega, dalle convenzioni della sua cultura, dal compito che l'immagine deve svolgere. In ogni caso decidono COME rappresentare quello che si vede.
Queste direzioni non sono compartimenti rigidi: un'opera può combinarle, e i confini sfumano. Ma imparare a nominarle è il primo passo per smettere di guardare un'immagine chiedendosi solo cosa rappresenta, e cominciare a chiedersi come — e perché proprio così.
Approfondimenti
Si potrebbe pensare che almeno la fotografia sia rappresentazione neutra: la macchina registra ciò che c'è, senza scelte. Ma non è così. Il fotografo sceglie l'inquadratura, il momento, la luce, la distanza, cosa includere e cosa tagliare fuori. Una fotografia è un punto di vista quanto un dipinto. Non esiste un grado zero della rappresentazione, un'immagine che mostri le cose "come sono" senza l'intervento di chi la produce. Anche la scelta di essere realistici è una scelta, non l'assenza di scelta. Questo è il motivo per cui lo stile rappresentativo non è un dettaglio tecnico, ma la prima cosa da osservare in qualsiasi immagine: ci dice come chi l'ha fatta ha deciso di interpretare la realtà.
Le direzioni stilistiche non sono caselle separate: spesso convivono nella stessa opera, applicate a soggetti diversi. Nell'arte egizia il faraone è idealizzato e stereotipato, mentre gli animali, i servi, le scene di vita quotidiana possono essere resi con un realismo sorprendente. Lo stesso accade in molte epoche: il personaggio sacro o potente segue uno stile più rigido e idealizzato, mentre lo sfondo, la natura, le figure minori si concedono più libertà. Riconoscere che in una sola immagine possono coesistere stili diversi — e capire perché certi soggetti ricevono un trattamento e altri un altro — è uno degli strumenti di lettura più potenti, e ci porta a un altro attrezzo: la libertà stilistica differenziata.
Collegamenti
Se ogni stile è una scelta, allora ogni immagine ci dice qualcosa anche su chi l'ha fatta e su cosa riteneva importante mostrare?