Uno scultore che ha appena dimostrato di saper fermare il movimento nel marmo riceve, nel 1629, un incarico enorme: diventare architetto della Fabbrica di San Pietro, la basilica più importante della cristianità. Cosa succede quando le stesse capacità che rendevano credibile la metamorfosi di Dafne o la presa di Plutone su Proserpina vengono applicate non più a un singolo blocco di marmo, ma a interi spazi architettonici — capaci di contenere, letteralmente, migliaia di persone?

Domanda

Uno scultore che ha appena dimostrato di saper fermare il movimento nel marmo riceve, nel 1629, un incarico enorme: diventare architetto della Fabbrica di San Pietro, la basilica più importante della cristianità. Cosa succede quando le stesse capacità che rendevano credibile la metamorfosi di Dafne o la presa di Plutone su Proserpina vengono applicate non più a un singolo blocco di marmo, ma a interi spazi architettonici — capaci di contenere, letteralmente, migliaia di persone?

Baldacchino (ciborio) di San Pietro

Guarigione dello storpio (cartone per gli arazzi della Sistina)

Guarigione dello storpio (cartone per gli arazzi della Sistina)

Raffaello Sanzio · 1515-1516

Estasi di Santa Teresa

Estasi di Santa Teresa

Gian Lorenzo Bernini · 1647-1652

Cappella Cornaro

Cappella Cornaro

Gian Lorenzo Bernini · 1647-1652

Fontana dei Quattro Fiumi

Fontana dei Quattro Fiumi

Gian Lorenzo Bernini · 1648-1651

Colonnato di San Pietro

Colonnato di San Pietro

Gian Lorenzo Bernini · 1656-1667

Cattedra di San Pietro

Cattedra di San Pietro

Gian Lorenzo Bernini · 1657-1666

Disegno progettuale di Bramante per San Pietro, Uffizi

Un cantiere, una rivalità per la vita

Disegno progettuale di Bramante per San Pietro, Uffizi

Un cantiere, una rivalità per la vita

Bernini architetto: il bel composto

Dal marmo alla piazza: lo spazio come opera d'arte totale

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Uno scultore che ha appena dimostrato di saper fermare il movimento nel marmo riceve, nel 1629, un incarico enorme: diventare architetto della Fabbrica di San Pietro, la basilica più importante della cristianità. Cosa succede quando le stesse capacità che rendevano credibile la metamorfosi di Dafne o la presa di Plutone su Proserpina vengono applicate non più a un singolo blocco di marmo, ma a interi spazi architettonici — capaci di contenere, letteralmente, migliaia di persone?

Baldacchino (ciborio) di San Pietro

Baldacchino (ciborio) di San Pietro

Gian Lorenzo Bernini · 1624-1633

architettura — Basilica di San Pietro in Vaticano

Alto quasi trenta metri, il Baldacchino si erge sopra l'altare maggiore di San Pietro, esattamente al centro della crociera, sotto la cupola di Michelangelo — uno dei punti spaziali più difficili dell'intera basilica, capace di schiacciare visivamente qualunque oggetto vi fosse collocato. Bernini risponde non con un oggetto piccolo e discreto, ma con una struttura gigantesca in bronzo dorato, sorretta da quattro colonne tortili che sembrano attorcigliarsi verso l'alto come piante rampicanti. È il primo vero banco di prova dell'artista come architetto, iniziato nel 1624 e concluso solo nel 1633: ci lavora al suo fianco, come primo assistente, un giovane Francesco Borromini — che si aspettava di ereditare lui stesso il titolo di architetto della Fabbrica, andato invece a Bernini alla morte di Carlo Maderno nel 1629. È qui, in questo cantiere condiviso, che nasce la rivalità tra i due che durerà per il resto delle loro vite.

Nel 1629, alla morte dell'architetto Carlo Maderno, Urbano VIII affida a Bernini — fino a quel momento conosciuto quasi esclusivamente come scultore — la nomina di architetto della Fabbrica di San Pietro. È un salto enorme: dal singolo blocco di marmo all'intera basilica più importante della cristianità.

Il primo vero banco di prova è il Baldacchino, iniziato già nel 1624 e concluso nel 1633: una struttura in bronzo dorato alta quasi trenta metri, che doveva occupare uno degli spazi più difficili dell'intera chiesa, il centro della crociera sotto la cupola michelangiolesca, senza risultare schiacciata dalle proporzioni colossali dell'edificio. È in questo cantiere che Bernini lavora fianco a fianco con un giovane e talentuoso Francesco Borromini, allievo ed erede naturale di Maderno — che si aspettava lui stesso la nomina ad architetto della Fabbrica, andata invece al rivale. Da questa delusione, e dalla profonda diversità di temperamento tra i due, nasce una rivalità che segnerà entrambe le carriere per il resto della vita, e che riprenderemo nel prossimo capitolo.

Il Baldacchino però non serve soltanto a riempire lo spazio sotto la cupola. Sotto di esso c'è l'altare papale, e più in basso il luogo venerato come tomba di Pietro: la struttura tiene insieme la tomba, l'altare e la cupola su un asse solo. E le colonne tortili non sono un capriccio. Riprendono quelle di marmo dell'antica basilica costantiniana, che la tradizione diceva venute dal Tempio di Salomone e che Raffaello aveva già messo nel cartone della Guarigione dello storpio, per gli arazzi della Sistina. Bernini le rifà in bronzo, enormi, e le vecchie non le butta: le sistema a coppie nelle logge dei quattro pilastri della crociera, dove si vedono ancora. La basilica nuova ricorda così la propria origine.

Nella Cappella Cornaro, tra il 1647 e il 1652 — ormai sotto un altro pontefice, ma con lo stesso linguaggio maturato sotto Urbano VIII — che Bernini realizza la sintesi più completa della propria idea di arte totale, il cosiddetto "bel composto". Al centro, l'Estasi di Santa Teresa: la santa riversa in un'espressione mistica, l'angelo pronto a colpirla di nuovo con la freccia dell'amore divino, il marmo reso cedevole come stoffa e pelle vere. Ma la scultura non basta a se stessa: ai lati, in nicchie a forma di palco teatrale, i membri della famiglia Cornaro assistono scolpiti alla scena, mentre una finestra nascosta fa filtrare luce vera — non dipinta — attraverso vetri gialli, sui raggi di bronzo dorato. Sulla volta, il cielo affrescato da Guidobaldo Abbatini completa la scena. Scultura, architettura, pittura e luce reale si fondono in un unico effetto scenico, capace di far coesistere, nello stesso sguardo, lo spettatore reale e quello scolpito.

Sono anche gli anni più difficili. Morto Urbano VIII nel 1644, il nuovo papa, Innocenzo X Pamphilj, diffida dei protetti dei Barberini, e Bernini resta per qualche tempo in disparte. Ne esce con una fontana. In Piazza Navona, davanti al palazzo di famiglia del papa, alza uno scoglio di travertino traforato su cui siedono quattro giganti di marmo — il Danubio, il Gange, il Nilo e il Rio de la Plata, i quattro continenti allora conosciuti — e sopra lo scoglio un obelisco antico. L'acqua scorre fra le figure e la piazza intera diventa il teatro della fontana: il bel composto, questa volta, all'aperto.

Con il Colonnato di San Pietro, realizzato tra il 1656 e il 1667, Bernini porta lo stesso controllo assoluto dello spazio già sperimentato nella scultura a una scala completamente urbana: due bracci di colonne che abbracciano la piazza come le braccia della Chiesa, orientando lo sguardo e il movimento di migliaia di fedeli alla volta, con un gioco prospettico calcolato al millimetro che fa apparire quattro file di colonne come una sola, se ci si posiziona nel punto esatto.

L'ultima tappa torna dentro San Pietro, in fondo all'abside, e si vede da lontano proprio attraverso le colonne del Baldacchino. Fra il 1657 e il 1666 Bernini costruisce la Cattedra: un trono di bronzo dorato che racchiude la sedia attribuita all'apostolo, sorretto da quattro Dottori della Chiesa, e sopra una finestra di alabastro al centro della quale vola la colomba dello Spirito Santo, fra nuvole e raggi. È la Cornaro portata alla scala della basilica: luce vera, bronzo, stucco e architettura per dire una cosa sola, che l'autorità del papa poggia sulla tradizione della Chiesa ed è illuminata dallo Spirito.

E negli stessi anni del Colonnato c'è una chiesa intera, piccola, che Bernini progetta da cima a fondo: Sant'Andrea al Quirinale, che il prossimo capitolo mette accanto a quella del suo rivale.

Approfondimenti

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architettura — Basilica di San Pietro in Vaticano

Disegno progettuale di Bramante per San Pietro, Uffizi

Il Baldacchino di San Pietro non è solo la prima grande opera architettonica di Bernini: è anche il luogo esatto in cui nasce la sua rivalità con Francesco Borromini. I due, entrambi giovanissimi e straordinariamente dotati, lavorano fianco a fianco per anni sullo stesso cantiere — Bernini come responsabile, Borromini come primo assistente. Ma le loro personalità sono agli antipodi: Bernini è brillante, mondano, capace di affascinare papi e cardinali con la propria parlantina oltre che con il proprio talento; Borromini è introverso, rigoroso, ossessionato dalla perfezione geometrica dei propri progetti fino all'esasperazione. Quando Urbano VIII assegna a Bernini, e non a lui, il titolo di architetto della Fabbrica di San Pietro nel 1629, la delusione di Borromini si trasforma in un risentimento che non si placherà mai. Nel prossimo capitolo vedremo dove questa rivalità porterà entrambi.

Chi erano

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Napoli, 7 dicembre 1598

Vita e condizioni

Figlio dello scultore toscano Pietro Bernini e della napoletana Angelica Galante, arriva a Roma nel 1606, quando il padre è chiamato a lavorare per Paolo V. Negli anni Trenta ha una relazione con Costanza Bonarelli, moglie di un suo collaboratore; quando scopre che lei lo tradisce con il fratello Luigi, aggredisce il fratello e fa sfregiare il volto di lei da un servo. Urbano VIII gli condona la multa e lo spinge a sposarsi: nel 1639 prende in moglie Caterina Tezio, da cui ha undici figli. Muore a Roma il 28 novembre 1680 ed è sepolto, senza monumento, in Santa Maria Maggiore.

Formazione

Impara nella bottega del padre, lavorando con lui ancora bambino. Studia la scultura antica delle collezioni romane, i marmi ellenistici e Michelangelo.

Contesto storico

La sua carriera dipende dai papi. Nel 1623 viene eletto Urbano VIII Barberini, che secondo Baldinucci gli dice che la fortuna di Bernini è vedere papa il cardinale Barberini, ma più grande è quella del papa ad avere Bernini nel suo pontificato; nel 1629 lo nomina architetto della fabbrica di San Pietro. Con Innocenzo X Pamphilj, nel 1644, cade in disgrazia: uno dei campanili di San Pietro mostra crepe e nel 1646 viene demolito. Ritorna con Alessandro VII Chigi. Nel 1665 va a Parigi, chiamato da Luigi XIV per il Louvre: il progetto viene respinto.

Committenze

Per il cardinale Scipione Borghese, fra il 1618 e il 1625, i grandi gruppi della villa: Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, il David, Apollo e Dafne. Per Urbano VIII il Baldacchino di San Pietro, dal 1624, e la tomba del papa. Negli anni della disgrazia lavora per privati — la cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria — e scolpisce per sé la Verità svelata dal Tempo, la sua risposta agli attacchi. Innocenzo X gli affida comunque la Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona, conquistato, raccontano i biografi, da un modello d'argento fatto trovare nel palazzo del papa. Per Alessandro VII il colonnato di piazza San Pietro e la Cattedra.

Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗
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Urbino, 1483 (il 28 marzo o il 6 aprile)

Vita e condizioni

Figlio di Giovanni Santi, pittore e poeta alla corte dei Montefeltro. Perde la madre a otto anni, nel 1491, e il padre a undici, nel 1494. A Roma diventa ricco e potente, vive in un palazzo e dirige la bottega più grande della città. È fidanzato con Maria Bibbiena, nipote del cardinale Bernardo Dovizi, ma non si sposa. Muore a Roma il 6 aprile 1520, a trentasette anni, ed è sepolto nel Pantheon, come aveva chiesto; l'epitaffio è di Pietro Bembo.

Formazione

Impara il mestiere nella bottega paterna, poi con ogni probabilità lavora accanto a Perugino, di cui assorbe la grazia e gli spazi aperti. Il 10 dicembre 1500, a diciassette anni, un contratto per Città di Castello lo chiama già «magister». Dal 1504 è a Firenze, dove studia Leonardo e Michelangelo.

Contesto storico

Lavora a Roma per due papi che vogliono una capitale all'altezza dell'antica. Verso il 1508 lo chiama Giulio II, con ogni probabilità su consiglio di Bramante, urbinate come lui. Leone X, nel 1514, gli affida la fabbrica di San Pietro dopo la morte di Bramante, e poi la tutela delle antichità di Roma: con Baldassarre Castiglione scrive al papa una lettera sulla distruzione delle rovine e su come misurarle e disegnarle.

Committenze

Per Giulio II e Leone X le Stanze Vaticane, dalla Stanza della Segnatura, iniziata nel 1508, in poi; i cartoni per gli arazzi della Cappella Sistina, tessuti a Bruxelles; le Logge. Per il banchiere Agostino Chigi la Galatea e la loggia di Psiche alla Farnesina, e due cappelle, in Santa Maria della Pace e in Santa Maria del Popolo. Le sue invenzioni circolano in Europa nelle incisioni di Marcantonio Raimondi, con cui lavora direttamente.

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Strumenti collegati

Questo capitolo nella timeline dell'Atlante

Bernini ha appena dimostrato di poter controllare lo spazio a ogni scala — dal singolo blocco di marmo fino all'intera piazza di San Pietro. Ma l'uomo che ha lavorato al suo fianco nel cantiere del Baldacchino, e che si è visto sfumare la nomina che riteneva sua di diritto, sta per costruire, a pochi isolati di distanza, uno spazio che sfida le stesse regole geometriche che Bernini rispetta. Chi è, e cosa lo spinge a rompere così radicalmente con la tradizione?

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