Cronologia dell'arte
Dall'arte rupestre all'arte contemporanea — organizzati per anno di corso.
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Trentacinquemila anni prima di qualunque documento scritto, qualcuno dipinge animali in fondo a una grotta e qualcun altro impasta argilla. Sono i due gesti da cui parte tutto: rappresentare quello che si caccia, e fabbricare quello che non esiste in natura.
40.000 anni fa
12 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Il trilite, e due modi opposti di stare insieme
13 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Ceramica, geometria, e il corpo ridotto a ruolo
10 min di lettura
Apri →Con le prime grandi civiltà fluviali l'immagine smette di essere un fatto privato e diventa amministrazione: dice chi comanda, quanto è grande, in che ordine stanno le cose. Un canone di proporzioni non è un gusto — è una legge che si può controllare.
Creta e Micene, cioè il mondo che i Greci considereranno già antico. Ed è anche il primo posto in cui incontriamo un problema che tornerà in tutto il sito: buona parte di quello che vediamo a Cnosso è stato ricostruito nel Novecento.
Mentre in Grecia nascono le città e i templi di pietra, la penisola va per conto suo: villaggi di capanne, tombe che dicono più delle case, e due strade diverse davanti alla stessa possibilità — una si ferma, l'altra arriva alla città.
In tre secoli la Grecia passa da vasi coperti di greche a statue di corpi nudi e a un sistema di regole per costruire templi. Non è ancora il classico: è il momento in cui si mette a punto la grammatica che il classico userà.
L'ordine dopo il caos
10 min di lettura
Apri →Il sorriso che nasconde
29 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Il tempio come sistema, la polis come identità
28 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Un intervallo tecnico prima di continuare, e forse il capitolo più utile dell'anno: quasi tutte le sculture greche che studiamo sono copie romane in marmo di originali in bronzo che non esistono più. Sapere che cosa stiamo guardando cambia tutto il resto.
Il peso che si sposta su una gamba sola: sembra poco, ed è il momento in cui la statua smette di stare sull'attenti e comincia a esistere nel tempo. Poi la polis entra in crisi, e con lei l'idea che esista un solo corpo giusto.
Il peso che si sposta
29 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Il corpo esce dalla piazza
17 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Da una città a un mondo
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →I Greci consideravano la pittura la loro arte maggiore, e non ne è rimasto quasi niente. Restano i vasi — che erano oggetti d'uso — e da lì bisogna ricostruire tutto, sapendo che stiamo giudicando una civiltà dai suoi utensili.
Un'arte che guarda i Greci e ne fa un uso completamente diverso: corpi vivaci invece che ideali, facce riconoscibili invece che perfette, e una fissazione per il banchetto che continua dentro la tomba.
Roma non migliora l'architettura greca: cambia il problema. Con l'arco, la volta e il calcestruzzo si possono coprire spazi che il trilite non permetteva, e da lì nascono edifici che i Greci non avrebbero saputo nemmeno immaginare.
Dal trilite al calcestruzzo: come Roma supera il limite greco
19 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Una funzione, un edificio
14 min di lettura
Apri →La casa scrive la gerarchia sociale
11 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Dal modello greco alla cupola che nessun greco aveva immaginato
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →La stessa civiltà che costruisce per governare usa le immagini per lo stesso scopo: un volto vero al posto di un volto ideale, una guerra raccontata come cronaca, e un'arte privata che nasce quando si comincia a pensare a che cosa resta dopo.
Dal rito al ritratto, dal ritratto alla propaganda
20 min di lettura · 2 da sapere
Apri →La storia scolpita come documento
21 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il sarcofago e la memoria privata
11 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Copiare i greci, in tre tecniche diverse
17 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Non un crollo ma una sostituzione: le stesse officine, le stesse tecniche, e un linguaggio nuovo che entra dentro le forme vecchie. In un arco solo, a Roma, convivono l'ultimo classicismo e ciò che sta per rimpiazzarlo.
Costantino e la nuova iconografia
21 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Pesci, pastori, Giona e Orfeo: un codice preso in prestito, prima che Cristo abbia un volto
23 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Dal segno alla figura: il volto di Cristo, i Magi, la croce, la basilica
27 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Da Costantinopoli a Ravenna
37 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Che cosa succede quando popoli con una tradizione decorativa fortissima ereditano le rovine di un impero: si prende l'alfabeto altrui e ci si scrive una grammatica propria. Poi Carlo Magno prova a rifare Roma, deliberatamente.
Una grammatica nuova sopra un alfabeto preso in prestito
11 min di lettura
Apri →La renovatio imperii di Carlo Magno
18 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Ottone, Bernoardo, e il ritorno del bronzo
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Una civiltà che sceglie di non rappresentare la figura umana negli spazi sacri, e proprio per questo porta la scrittura, la geometria e il motivo vegetale a un livello che nessun altro raggiunge.
L'Europa dell'anno Mille ricomincia a costruire in pietra, e lo fa dappertutto in modo diverso: il romanico è una famiglia di dialetti, non una lingua. E sui capitelli, accanto ai santi, arriva tutto il resto — mostri, mestieri, mesi, acrobati.
Ogni comunità il suo tempio
29 min di lettura · 4 da sapere
Apri →Il romanico come le lingue volgari
21 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Corpi che mentono per dire la verità
14 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il resto del mondo sulla stessa pietra
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Quando la pietra ha già detto quasi tutto
16 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Non l'arco acuto: la ridistribuzione dei carichi, che permette di svuotare il muro e sostituirlo con il vetro. In Italia la stessa tecnica viene usata al risparmio, per chiese fatte per predicare — e accanto alle chiese arriva il palazzo del Comune.
Luce e verticalità
18 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Sobrietà, predicazione e marmo
22 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Lo spazio civile accanto a quello sacro
19 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Il corpo umano rientra nella scultura dopo secoli, e nello stesso momento le città italiane cominciano a dipingere in modi diversi fra loro. Le croci dipinte, che per due secoli restano identiche per forma e funzione, permettono di misurare esattamente il cambiamento.
Il corpo che torna — da Chartres ai Pisano
20 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Dal fondo oro al corpo reale
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Un oggetto che non cambia mai e per questo misura tutto
11 min di lettura
Apri →La vetrata e il libro
19 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Giotto dà alle figure un peso e uno spazio in cui stare, e per un secolo tutti devono fare i conti con quello: ad Assisi una scena alla volta, a Padova una stanza intera.
Negli stessi anni, a settanta chilometri da Firenze, si dipinge in un modo completamente diverso e altrettanto nuovo: linea, oro, e la prima veduta di paesaggio della pittura occidentale. A Pisa, intanto, gli strumenti di Giotto — corpi pesanti, volti individuali, spazio misurabile — vengono usati per fare paura.
Un secolo dopo la conquista dello spazio, le corti più ricche d'Europa scelgono ancora l'oro, la linea sottile e il dettaglio minuzioso. Non è una dimenticanza: è un altro sistema di valori, ed è quello che chiude il secolo.
Prima di raccontare il Rinascimento, capire come lo sappiamo: fonti, attribuzioni, e il mito del progresso che ci fa vedere una linea dove c'erano scelte. Poi due linguaggi coesistono nella stessa città, per due clienti diversi.
Fonti, attribuzioni e il mito del progresso: gli strumenti prima delle opere
8 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Gentile da Fabriano e Masaccio: gotico internazionale e nuovo realismo
7 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il concorso del 1401 per le porte del Battistero: Brunelleschi e Ghiberti
9 min di lettura
Apri →Una cupola che nessuno sapeva chiudere, uno scultore che cambia lingua a seconda di chi gli parla, un pittore che trasforma la prospettiva in un sistema. Tre problemi tecnici, e da ciascuno esce un modo nuovo di fare le cose.
Filippo Brunelleschi e la Cupola di Santa Maria del Fiore
19 min di lettura
Apri →Donatello e la scelta consapevole del linguaggio
18 min di lettura
Apri →Masaccio e la prospettiva sistematica in pittura
15 min di lettura
Apri →Nelle Fiandre si arriva al vero per la strada opposta: non con la geometria, ma con l'olio e la pazienza — ogni riflesso, ogni pelo, ogni filo. Due sistemi che non si somigliano e che nella stessa Firenze finiscono per incontrarsi.
Il realismo analitico dei primitivi fiamminghi
15 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Firenze, il Concilio e le tavole del Nord: l'Angelico, Domenico Veneziano, Baldovinetti
13 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Paolo Uccello, Filippo Lippi e Andrea del Castagno davanti allo stesso incrocio
15 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il Rinascimento si scrive prima di costruirsi: Alberti mette per iscritto le regole della pittura e dell'architettura. A pagarle in pietra sono i signori e i papi, che cercano nella cultura la legittimità che le armi non danno: un signore diventa umanista per necessità politica, i papi si costruiscono una città e una cappella, e a Urbino un pittore matematico lavora per entrambi.
Dalla teoria alla pietra
15 min di lettura
Apri →Mecenatismo, diplomazia e legittimazione del potere
15 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Pienza e la Cappella Sistina, tra autocelebrazione e diplomazia
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il pittore matematico, tra Arezzo e la corte di Urbino
24 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Due modi di portare altrove quello che si è imparato: un disegno che indurisce ogni cosa come se fosse scolpita, e una tecnica nuova arrivata dal Nord — il colore a olio — che risale l'Italia e trova a Venezia il posto dove servirà di più.
I quadri e le statue li fanno le botteghe, imprese con garzoni, contratti e specializzazioni: è lì che due allievi giovanissimi superano i maestri. E il materiale di una scultura dice chi l'ha pagata: il bronzo delle corporazioni ricche, il marmo delle povere, la terracotta invetriata che entra nelle case.
La stagione più raffinata di Firenze e il suo rovesciamento: la stessa città che commissiona le grandi allegorie mitologiche brucia in piazza gli oggetti di lusso pochi anni dopo, e alcuni pittori cambiano completamente mestiere.
Il disegno usato come strumento di conoscenza prima che come preparazione a un quadro; poi Milano, dove fa l'ingegnere e il regista di feste. E tre grandi opere lasciate incompiute per tre ragioni tutte diverse.
Il disegno come conoscenza, prima di Milano
14 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Ingegnere, musico, sperimentatore alla corte sforzesca
14 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Il Cenacolo, la Battaglia di Anghiari, il Cavallo Sforza: tre modi di non finire
23 min di lettura · 3 da sapere
Apri →Quattro capitoli su una carriera di settant'anni, tenuti insieme da un rapporto sempre conflittuale con chi paga. La scultura come liberazione di una forma dal blocco, e il non finito che da incidente diventa modo di lavorare.
Un esule in cerca di riscatto
18 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Il rapporto con il committente più potente d'Europa
23 min di lettura · 1 da sapere
Apri →"Il Tempo che consuma il Tutto"
18 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Amici d'infanzia, papi e una fede difficile
17 min di lettura · 1 da sapere
Apri →San Pietro impegna nove architetti e un secolo, e chiude con la cupola di un uomo di ottant'anni. Accanto, un pittore giovanissimo arriva, guarda, capisce e migliora — e organizza la prima vera impresa artistica moderna.
Bramante, nove architetti e una cupola che chiude il secolo
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Vede, capisce, migliora
20 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Il papa, il programma, la bottega che cresce
18 min di lettura
Apri →Dalle rovine dipinte alla Roma da salvare
21 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Dove il disegno non comanda: il paesaggio diventa soggetto, i soggetti restano indecifrabili di proposito, e Tiziano attraversa mezzo secolo dipingendo per i signori d'Europa. Alla fine il contorno si scioglie dentro la materia del colore.
Quando la natura diventa protagonista
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Le Scuole, i teleri e una Venezia che si fa dipingere com'è
18 min di lettura
Apri →Un catalogo che non conosciamo con certezza
11 min di lettura
Apri →Dal salotto privato all'altare maggiore
16 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Carlo V, Paolo III, Filippo II: l'immagine da mostrare e i quadri da nascondere
16 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Quando il contorno si scioglie nella materia del colore
13 min di lettura
Apri →Mentre in Italia si perfeziona un sistema, in Germania si comincia a dubitare che le immagini sacre servano a qualcosa. Tre risposte diverse allo stesso dubbio, negli anni in cui la Riforma sta per spaccare l'Europa.
Che cosa si fa quando i problemi sono stati risolti tutti: si lavora sulla maniera, cioè sul modo. Colori acidi, corpi allungati, spazi che non tornano — non errori, ma scelte, in una generazione che ha alle spalle maestri impeccabili.
Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino: dalla perfezione alla rottura
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Bronzino, Giulio Romano, Cellini, Giambologna, Vasari: quando la crisi diventa linguaggio del potere
19 min di lettura
Apri →Correggio e Parmigianino, la stessa temperie fuori da Firenze
13 min di lettura
Apri →Foppa, Moretto, Savoldo, Moroni: la strada opposta alla maniera
19 min di lettura
Apri →La maniera diventa la lingua ufficiale delle corti e insieme il territorio di chi lavora ai margini: giardini di mostri, studioli senza finestre, corpi anomali. E nella stessa Venezia c'è chi torna alla norma e alla proporzione.
Ritratti, iconografie originali, una vita irregolare
14 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Quando la figura umana smette di essere un dato stabile
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Bomarzo, Buontalenti, lo Studiolo di Francesco I: quando è l'ambiente intero a disorientare
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Dopo il Sacco del 1527 uno scultore fiorentino rifà piazza San Marco come un foro antico
9 min di lettura
Apri →Stesso soggetto, stessa Venezia, due modi di mettere in scena il sacro
19 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Norma e proporzione nella stessa Venezia della licenza manierista
13 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Il secolo si chiude riflettendo su se stesso. A Genova e a Toledo due pittori portano la maniera dove nessuno li può seguire; intanto si scrive la storia dell'arte, si fissa una gerarchia dei generi, e chi sta fuori dalle scuole ufficiali — comprese le prime pittrici di professione — trova gli spazi che quella gerarchia lascia liberi.
Trento chiede immagini chiare, decorose, comprensibili. Alcuni obbediscono, i Carracci riaprono la questione tornando a disegnare dal vero, e intanto quello che stava sullo sfondo — paesaggi, oggetti, gente comune — diventa soggetto autonomo.
Barocci, Santi di Tito, Moroni e Pulzone: l'arte sacra dopo il Concilio di Trento
17 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Tre generi, tre mercati, la stessa riforma
10 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Paesaggio, natura morta e scena di genere come soggetti autonomi
15 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Un pittore mette il sacro dentro una taverna e lo illumina da una finestra sola. Muore senza bottega, senza allievi e senza trattato, e in dieci anni il suo modo di dipingere è in mezza Europa: si diffonde copiando i quadri, non frequentando il maestro.
Il naturalismo e il sacro nel quotidiano
20 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Napoli, Malta, Sicilia: l'ultimo Caravaggio
14 min di lettura
Apri →Un linguaggio che si diffonde senza una scuola
12 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Nella stessa Roma tre posizioni si contendono il campo: la realtà come maestra, il bello ideale, la meraviglia come scopo. Non è una questione di gusto — è una questione di che cosa debba servire un quadro, e le carriere si giocano lì.
Bello ideale contro stupore, negli anni di Caravaggio
8 min di lettura
Apri →Classicismo e naturalismo, Bologna e Roma, due pittori che si rispondono per tutta la vita
10 min di lettura
Apri →La Controriforma passa dalle immagini chiare ai soffitti che si aprono sul cielo. Uno scultore ferma il movimento nel marmo e poi progetta piazze che abbracciano; un altro, in solitudine, mette in discussione la grammatica classica.
Da Trento allo sfondamento illusionistico
16 min di lettura
Apri →Il movimento fermato nel marmo, sotto lo sguardo di un papa
10 min di lettura
Apri →Dal marmo alla piazza: lo spazio come opera d'arte totale
14 min di lettura
Apri →La sintassi classica messa in discussione, in solitudine
14 min di lettura
Apri →Fuori dai cantieri papali si guarda a come si vive di pittura: la bottega come impresa internazionale, il pittore che fa il diplomatico, quello che fallisce, quello che dipinge per una corte cattolica e quello per una repubblica protestante.
Entrare in un'accademia, o fondarne una
14 min di lettura
Apri →Il pittore diplomatico e la bottega come impresa
11 min di lettura
Apri →Il mercato, la gilda, il cittadino: l'arte senza corte
10 min di lettura
Apri →Inganno e disinganno alla corte di Spagna
14 min di lettura
Apri →Nel secolo del cannocchiale e del microscopio la pittura si occupa dello stesso problema degli scienziati: che cosa vede davvero un occhio. Prospettive spinte fino all'inganno, strumenti ottici in studio, e una luce misurata stanza per stanza.
Anamorfosi, discernimento e la geometria dell'infinito
8 min di lettura
Apri →Osservare, collezionare, moralizzare
8 min di lettura
Apri →Microcosmo e macrocosmo a Delft
10 min di lettura
Apri →Due cupole nate da due voti, a quarant'anni di distanza: una piena e statica sulla laguna, una traforata e vertiginosa a Torino. Lo stesso problema costruttivo, due idee opposte di che cosa debba fare un cielo artificiale.
Il paesaggio dipinto smette di essere un luogo della mente e diventa un posto riconoscibile, comprato dai viaggiatori del Grand Tour. Nasce un mercato internazionale, e con lui il quadro fatto per essere portato via.
Un secolo che fa tre cose insieme: mette al centro la vita quotidiana, inventa l'immagine piccola e vendibile, e costruisce ambienti totali in cui si entra. Convincere non basta più spiegando: bisogna metterci dentro chi guarda.
La gente comune entra nel quadro
16 min di lettura
Apri →Watteau, il pastello, l'ultimo soffitto
15 min di lettura
Apri →Dalla festa alla morte: gli ambienti totali fra Seicento e Settecento
17 min di lettura
Apri →A chi appartiene l'antico? Se lo contendono chi lo colleziona, chi lo scava e chi ne scrive la storia senza averlo mai visto. E nello stesso momento, dentro il secolo della ragione, l'irrazionale si rifugia nell'architettura disegnata.
Pannini colleziona Roma, Piranesi la difende da Atene
6 min di lettura
Apri →L'Apollo che non è greco e chi lo mette in posa
7 min di lettura
Apri →Piranesi, Boullée, Ledoux, Lequeu, Messerschmidt: dove va a finire l'irrazionale
10 min di lettura
Apri →La stessa lingua — colonne, timpani, corpi levigati — serve una monarchia, una repubblica rivoluzionaria, un impero e i suoi vincitori. Ed è così disponibile che tre edifici cambiano significato senza che si muova una pietra.
Un pittore, tre poteri: repubblica, rivoluzione, impero
8 min di lettura
Apri →Teseo, Amore e Psiche, Paolina Borghese: quanto del genio se lo scrive l'artista stesso
9 min di lettura
Apri →Panthéon, Scala, Brandeburgo, Arco della Pace, Walhalla: una lingua sola per cinque padroni diversi
15 min di lettura · 1 da sapere
Apri →L'immagine comincia a mostrare quello che sta nella testa di chi la fa, e nello stesso tempo impara a guardare fuori come non aveva mai fatto: la terra e chi la possiede, il cielo che cambia, la luce che scioglie le cose, il punto in cui la vista non arriva più. Più di quello che si vede, il soggetto diventa il vedere stesso.
Füssli, Blake, Flaxman: quando l'immagine smette di riflettere il mondo
16 min di lettura
Apri →Gainsborough e Constable: due modi di guardare la stessa campagna
9 min di lettura
Apri →Da Claude Lorrain al vapore: come un paesaggio smette di aver bisogno di un travestimento
10 min di lettura
Apri →Friedrich e Martin: il silenzio di un uomo solo, il fragore della fine del mondo
8 min di lettura
Apri →La grande pittura di storia aveva bisogno di eroi vittoriosi. Qui viene applicata a uno sconfitto anonimo, a un naufragio vero, a un malato di mente, a una guerra in corso: cambia il soggetto, e con lui cambia a che cosa serve un quadro grande.
Dal parasole di corte al muro di casa: un realismo grottesco che diventa empatia
17 min di lettura
Apri →Dal Corazziere sconfitto alla Zattera della Medusa: l'antieroismo di un pittore morto a trentadue anni
8 min di lettura
Apri →Scio, Missolungi, Parga: quando un popolo oppresso entra nella grande pittura di storia
7 min di lettura
Apri →Due modi opposti di costruire un'immagine — la pennellata visibile che monta la scena, e la superficie levigata che cancella ogni traccia della mano — e uno stile impeccabile usato in Italia per dire, sotto censura, cose proibite.
Sardanapalo, la barricata, l'harem, la parete di chiesa: un Oriente e una rivoluzione inventati a tavolino
10 min di lettura
Apri →Un pittore che rincorre la consacrazione, e un Oriente mai visto
12 min di lettura
Apri →Hayez e Bartolini: uno stile impeccabile per dire cose proibite
11 min di lettura
Apri →In cinquant'anni un'immagine passa dal durare una giornata al durare mezzo millesimo di secondo. La pittura perde il compito di dire com'erano fatte le cose, e quella perdita assomiglia molto a una liberazione.
Si esce a dipingere, e il contadino entra nella tela grande. In Francia diventa una posizione pubblica che si paga con il carcere e l'esilio; in Toscana diventa il quotidiano ritrovato di un paese che deve ancora farsi.
Corot, Rousseau, Millet, Bonheur, Daubigny: si esce a dipingere, e la pennellata del bozzetto diventa la lingua del quadro
20 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Courbet e Daumier: il Salon, i giornali, il 1848 — e il prezzo di dare a quello che si è visto la scala della storia
32 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Fattori, Lega, Signorini, Borrani, Abbati, Sernesi: chi la guerra l'ha fatta la dipinge senza eroi
24 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Nel paese più ricco e più rigido d'Europa, sette ragazzi fondano una confraternita segreta: dipingono guardando al Quattrocento e si organizzano come un'avanguardia del Novecento. Da lì esce una riforma che arriva fino alle carte da parati.
Una confraternita segreta nel 1848: dipingere come prima di Raffaello, e organizzarsi come un'avanguardia
27 min di lettura · 1 da sapere
Apri →Una casa arredata dagli amici, una ditta, e l'idea che una carta da parati meriti la cura di un quadro
14 min di lettura
Apri →Un edificio antico che sta cadendo: lasciarlo com'è o riportarlo a com'era? Due risposte opposte, entrambe prese sul serio fino in fondo — e si è visto dove portavano. La regola che usiamo oggi nasce da lì.
Dopo cinquemila anni compare un terzo modo di coprire uno spazio, e per mezzo secolo lavora nascosto sopra facciate in stile. Intanto Parigi, Vienna e Firenze vengono ridisegnate come si progetta una macchina, con il conto pagato da chi ci abitava.
Architrave, arco, reticolo: una tecnica nuova che per mezzo secolo lavora nascosta sotto un vestito storico
20 min di lettura · 2 da sapere
Apri →Parigi, Vienna, Firenze: la città progettata come un sistema tecnico, e il conto pagato da chi ci abitava
14 min di lettura
Apri →La pittura che vinceva i Salon e che il Novecento ha tolto dai manuali: mestiere altissimo, soggetti costruiti per piacere. Conviene guardarla prima, e senza difendersi — quello che viene dopo si capisce solo sapendo contro che cosa si muove.
Non uno stile ma un modo di stare al mondo: uscire dallo studio, lasciare la pennellata in vista, tagliare l'inquadratura come fa l'occhio quando si volta. E dura poco — verso il 1880 la formula comincia a stringere proprio a chi l'aveva inventata.
Un quadro è sempre stato una messinscena: Manet ne lascia in vista i difetti — e la pittura smette di fingere di essere trasparente
20 min di lettura
Apri →La stessa tesi pittorica, più la guerra e l'esilio da cui l'intuizione arriva: a Londra vedono Turner
21 min di lettura
Apri →Un sistema di segni completo, con i suoi generi e i suoi attributi: l'Europa ne prenderà la grammatica e lascerà lì il vocabolario
19 min di lettura
Apri →Se il soggetto vero è la luce, una tela sola non basta: il senso non sta in nessuno dei quadri ma nella differenza fra loro
15 min di lettura
Apri →Un uomo entra nell'inquadratura già tagliato: sembrano istantanee e non lo è nessuna
20 min di lettura
Apri →Verso il 1880 il metodo funziona, un mercante compra, qualcuno vende — ed è esattamente lì che quasi tutti si fermano e cambiano strada
18 min di lettura
Apri →Gli spazi consentiti, quelli vietati, e la differenza fra essere guardata e guardare
14 min di lettura
Apri →De Nittis entra nel gruppo e poi ne esce, Zandomeneghi resta e paga, Boldini non entra affatto: tre risposte alla stessa domanda
9 min di lettura
Apri →Cinque strade che partono dallo stesso punto e non si somigliano: chi cerca una struttura sotto l'apparenza, chi un metodo, chi la strada e il manifesto, chi un altrove che non esisteva, chi un segno che porti addosso ciò che sente. L'impressione non basta più a nessuno di loro.
Trent'anni davanti alla stessa montagna, e il prezzo pagato: proporzioni, spazio e infine i corpi
20 min di lettura
Apri →Un metodo nato per rendere la luce viva, che produce un mondo sotto vetro
20 min di lettura
Apri →Un conte che sceglie i bassifondi, la luce a gas che fa le facce verdi, e la pittura che finisce incollata su un muro
24 min di lettura
Apri →Il colore che si stacca dalle cose, e un luogo intatto che non esisteva da nessuna parte
20 min di lettura
Apri →Ottocentoventi lettere in cui spiega prima che cosa farà, e dieci anni di lavoro scambiati per un delirio
26 min di lettura
Apri →Il quadro smette di rendere conto di quello che c'è. Da una parte si dipinge ciò che non si vede — sogni, miti, stati d'animo; dall'altra si deforma ciò che si vede, finché una folla diventa una fila di maschere e una persona un grido.
Mentre la pittura smette di somigliare, anche la scultura cambia mestiere: lascia il piedistallo e l'eroe, e comincia a lavorare con il corpo, la luce e il frammento.
In Italia la stessa scomposizione della luce serve a due cose opposte: un aldilà di ghiaccio con madri e simboli, e un corteo di braccianti che avanza verso chi guarda. Stare di lato, fra simbolismo e realismo, qui non è un'incertezza: è il contenuto.
Attorno al 1900 si prova a rifare ogni cosa: la linea, la casa, i mobili, le lettere di un manifesto, e l'istituzione stessa in cui si espone. Poi qualcuno comincia a togliere l'ornamento, e sotto resta il corpo.
Horta, Obrist, Gallé, Guimard, Mucha, Gaudí, Mackintosh: materiali nuovi, nessun modello antico, e la natura come unico repertorio rimasto
35 min di lettura
Apri →Vienna 1897-1911: Olbrich, Wagner, Klimt, Klinger, Hoffmann — che cosa significa uscire da un'istituzione, e perché rifare le posate
29 min di lettura
Apri →Klimt, Loos, Schiele, Kokoschka: quando l'ornamento si mangia la figura, chi lo toglie di mezzo, e che cosa si trova sotto
28 min di lettura
Apri →Fra il 1905 e il 1915 la pittura cambia le sue regole a una velocità mai vista: il colore smette di descrivere, la figura si deforma, la prospettiva si rompe, la velocità entra nel quadro. Prima di guardare come, conviene capire chi sono questi gruppi che si danno un nome e un nemico, e da dove vengono gli oggetti che molti di loro andarono a cercare nei musei etnografici.
Dal padiglione di Courbet all'orinatoio di Duchamp: un nome, un gruppo, un manifesto, e un nemico
14 min di lettura
Apri →Oggetti fatti per agire, segni che non descrivono niente: l'Europa ne prenderà la forma e lascerà lì la funzione
17 min di lettura
Apri →Matisse, Derain, Vlaminck: dal 1905 il colore smette di descrivere e tiene insieme il quadro, finché tutto sta sullo stesso piano
15 min di lettura
Apri →Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff: lo stesso colore libero dei fauves, uno spazio sbilanciato e una forma imparata dal legno
16 min di lettura
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