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Primo anno

26 capitoli ▾

Prima della scrittura 3

Trentacinquemila anni prima di qualunque documento scritto, qualcuno dipinge animali in fondo a una grotta e qualcun altro impasta argilla. Sono i due gesti da cui parte tutto: rappresentare quello che si caccia, e fabbricare quello che non esiste in natura.

L'immagine come strumento d'ordine 2

Con le prime grandi civiltà fluviali l'immagine smette di essere un fatto privato e diventa amministrazione: dice chi comanda, quanto è grande, in che ordine stanno le cose. Un canone di proporzioni non è un gusto — è una legge che si può controllare.

L'Egeo e l'invenzione dell'antichità 2

Creta e Micene, cioè il mondo che i Greci considereranno già antico. Ed è anche il primo posto in cui incontriamo un problema che tornerà in tutto il sito: buona parte di quello che vediamo a Cnosso è stato ricostruito nel Novecento.

Nello stesso tempo, in Italia 1

Mentre in Grecia nascono le città e i templi di pietra, la penisola va per conto suo: villaggi di capanne, tombe che dicono più delle case, e due strade diverse davanti alla stessa possibilità — una si ferma, l'altra arriva alla città.

La formazione del linguaggio greco 3

In tre secoli la Grecia passa da vasi coperti di greche a statue di corpi nudi e a un sistema di regole per costruire templi. Non è ancora il classico: è il momento in cui si mette a punto la grammatica che il classico userà.

Trasmissione e materiali 1

Un intervallo tecnico prima di continuare, e forse il capitolo più utile dell'anno: quasi tutte le sculture greche che studiamo sono copie romane in marmo di originali in bronzo che non esistono più. Sapere che cosa stiamo guardando cambia tutto il resto.

Il corpo classico e la sua crisi 3

Il peso che si sposta su una gamba sola: sembra poco, ed è il momento in cui la statua smette di stare sull'attenti e comincia a esistere nel tempo. Poi la polis entra in crisi, e con lei l'idea che esista un solo corpo giusto.

La pittura greca 2

I Greci consideravano la pittura la loro arte maggiore, e non ne è rimasto quasi niente. Restano i vasi — che erano oggetti d'uso — e da lì bisogna ricostruire tutto, sapendo che stiamo giudicando una civiltà dai suoi utensili.

Gli Etruschi 1

Un'arte che guarda i Greci e ne fa un uso completamente diverso: corpi vivaci invece che ideali, facce riconoscibili invece che perfette, e una fissazione per il banchetto che continua dentro la tomba.

Secondo anno

25 capitoli ▾

L'Islam 1

Una civiltà che sceglie di non rappresentare la figura umana negli spazi sacri, e proprio per questo porta la scrittura, la geometria e il motivo vegetale a un livello che nessun altro raggiunge.

Il Gotico: costruire 3

Non l'arco acuto: la ridistribuzione dei carichi, che permette di svuotare il muro e sostituirlo con il vetro. In Italia la stessa tecnica viene usata al risparmio, per chiese fatte per predicare — e accanto alle chiese arriva il palazzo del Comune.

Giotto e il Trecento 2

Giotto dà alle figure un peso e uno spazio in cui stare, e per un secolo tutti devono fare i conti con quello: ad Assisi una scena alla volta, a Padova una stanza intera.

Siena e Pisa 2

Negli stessi anni, a settanta chilometri da Firenze, si dipinge in un modo completamente diverso e altrettanto nuovo: linea, oro, e la prima veduta di paesaggio della pittura occidentale. A Pisa, intanto, gli strumenti di Giotto — corpi pesanti, volti individuali, spazio misurabile — vengono usati per fare paura.

Il Gotico internazionale 1

Un secolo dopo la conquista dello spazio, le corti più ricche d'Europa scelgono ancora l'oro, la linea sottile e il dettaglio minuzioso. Non è una dimenticanza: è un altro sistema di valori, ed è quello che chiude il secolo.

Terzo anno

49 capitoli ▾

Le regole e le corti 4

Il Rinascimento si scrive prima di costruirsi: Alberti mette per iscritto le regole della pittura e dell'architettura. A pagarle in pietra sono i signori e i papi, che cercano nella cultura la legittimità che le armi non danno: un signore diventa umanista per necessità politica, i papi si costruiscono una città e una cappella, e a Urbino un pittore matematico lavora per entrambi.

Mantegna e Antonello 2

Due modi di portare altrove quello che si è imparato: un disegno che indurisce ogni cosa come se fosse scolpita, e una tecnica nuova arrivata dal Nord — il colore a olio — che risale l'Italia e trova a Venezia il posto dove servirà di più.

Il mestiere 2

I quadri e le statue li fanno le botteghe, imprese con garzoni, contratti e specializzazioni: è lì che due allievi giovanissimi superano i maestri. E il materiale di una scultura dice chi l'ha pagata: il bronzo delle corporazioni ricche, il marmo delle povere, la terracotta invetriata che entra nelle case.

Firenze laurenziana e la sua crisi 2

La stagione più raffinata di Firenze e il suo rovesciamento: la stessa città che commissiona le grandi allegorie mitologiche brucia in piazza gli oggetti di lusso pochi anni dopo, e alcuni pittori cambiano completamente mestiere.

Il Nord e la crisi dell'immagine 1

Mentre in Italia si perfeziona un sistema, in Germania si comincia a dubitare che le immagini sacre servano a qualcosa. Tre risposte diverse allo stesso dubbio, negli anni in cui la Riforma sta per spaccare l'Europa.

Chiudere il secolo 2

Il secolo si chiude riflettendo su se stesso. A Genova e a Toledo due pittori portano la maniera dove nessuno li può seguire; intanto si scrive la storia dell'arte, si fissa una gerarchia dei generi, e chi sta fuori dalle scuole ufficiali — comprese le prime pittrici di professione — trova gli spazi che quella gerarchia lascia liberi.

Quarto anno

50 capitoli ▾

Caravaggio e il suo contagio 3

Un pittore mette il sacro dentro una taverna e lo illumina da una finestra sola. Muore senza bottega, senza allievi e senza trattato, e in dieci anni il suo modo di dipingere è in mezza Europa: si diffonde copiando i quadri, non frequentando il maestro.

Il dibattito romano e i bolognesi 2

Nella stessa Roma tre posizioni si contendono il campo: la realtà come maestra, il bello ideale, la meraviglia come scopo. Non è una questione di gusto — è una questione di che cosa debba servire un quadro, e le carriere si giocano lì.

Il mestiere: chi lo esercita, chi lo paga 4

Fuori dai cantieri papali si guarda a come si vive di pittura: la bottega come impresa internazionale, il pittore che fa il diplomatico, quello che fallisce, quello che dipinge per una corte cattolica e quello per una repubblica protestante.

Osservare, misurare, ingannare 3

Nel secolo del cannocchiale e del microscopio la pittura si occupa dello stesso problema degli scienziati: che cosa vede davvero un occhio. Prospettive spinte fino all'inganno, strumenti ottici in studio, e una luce misurata stanza per stanza.

Cupole fuori Roma 1

Due cupole nate da due voti, a quarant'anni di distanza: una piena e statica sulla laguna, una traforata e vertiginosa a Torino. Lo stesso problema costruttivo, due idee opposte di che cosa debba fare un cielo artificiale.

Il paesaggio e la città come merce 2

Il paesaggio dipinto smette di essere un luogo della mente e diventa un posto riconoscibile, comprato dai viaggiatori del Grand Tour. Nasce un mercato internazionale, e con lui il quadro fatto per essere portato via.

Il Settecento: la gente, il mercato, l'ambiente 3

Un secolo che fa tre cose insieme: mette al centro la vita quotidiana, inventa l'immagine piccola e vendibile, e costruisce ambienti totali in cui si entra. Convincere non basta più spiegando: bisogna metterci dentro chi guarda.

L'antico conteso e il suo rovescio 3

A chi appartiene l'antico? Se lo contendono chi lo colleziona, chi lo scava e chi ne scrive la storia senza averlo mai visto. E nello stesso momento, dentro il secolo della ragione, l'irrazionale si rifugia nell'architettura disegnata.

La fotografia 1

In cinquant'anni un'immagine passa dal durare una giornata al durare mezzo millesimo di secondo. La pittura perde il compito di dire com'erano fatte le cose, e quella perdita assomiglia molto a una liberazione.

L'Inghilterra vittoriana 2

Nel paese più ricco e più rigido d'Europa, sette ragazzi fondano una confraternita segreta: dipingono guardando al Quattrocento e si organizzano come un'avanguardia del Novecento. Da lì esce una riforma che arriva fino alle carte da parati.

Che cosa fare del passato 1

Un edificio antico che sta cadendo: lasciarlo com'è o riportarlo a com'era? Due risposte opposte, entrambe prese sul serio fino in fondo — e si è visto dove portavano. La regola che usiamo oggi nasce da lì.

Ferro, vetro e la città 2

Dopo cinquemila anni compare un terzo modo di coprire uno spazio, e per mezzo secolo lavora nascosto sopra facciate in stile. Intanto Parigi, Vienna e Firenze vengono ridisegnate come si progetta una macchina, con il conto pagato da chi ci abitava.

Quinto anno

25 capitoli ▾

Prima della rottura 1

La pittura che vinceva i Salon e che il Novecento ha tolto dai manuali: mestiere altissimo, soggetti costruiti per piacere. Conviene guardarla prima, e senza difendersi — quello che viene dopo si capisce solo sapendo contro che cosa si muove.

Guardare l'istante 8

Non uno stile ma un modo di stare al mondo: uscire dallo studio, lasciare la pennellata in vista, tagliare l'inquadratura come fa l'occhio quando si volta. E dura poco — verso il 1880 la formula comincia a stringere proprio a chi l'aveva inventata.

○ 1862 – 1882

Manet, o come si smette di far finta

Un quadro è sempre stato una messinscena: Manet ne lascia in vista i difetti — e la pittura smette di fingere di essere trasparente

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○

1874, un nome dato per scherno

La stessa tesi pittorica, più la guerra e l'esilio da cui l'intuizione arriva: a Londra vedono Turner

21 min di lettura

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○ 1120 – 1860

Il Giappone prima che diventasse uno stile

Un sistema di segni completo, con i suoi generi e i suoi attributi: l'Europa ne prenderà la grammatica e lascerà lì il vocabolario

19 min di lettura

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○ 1844 – 1926

La serie, o il tempo che cambia

Se il soggetto vero è la luce, una tela sola non basta: il senso non sta in nessuno dei quadri ma nella differenza fra loro

15 min di lettura

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○ 1857 – 1880

L'istante costruito

Un uomo entra nell'inquadratura già tagliato: sembrano istantanee e non lo è nessuna

20 min di lettura

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○ 1873 – 1908

Quando la formula comincia a stringere

Verso il 1880 il metodo funziona, un mercante compra, qualcuno vende — ed è esattamente lì che quasi tutti si fermano e cambiano strada

18 min di lettura

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○ 1872 – 1923

Chi poteva stare al caffè

Gli spazi consentiti, quelli vietati, e la differenza fra essere guardata e guardare

14 min di lettura

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○ 1874 – 1924

Tre italiani a Parigi

De Nittis entra nel gruppo e poi ne esce, Zandomeneghi resta e paga, Boldini non entra affatto: tre risposte alla stessa domanda

9 min di lettura

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Oltre il visibile 2

Il quadro smette di rendere conto di quello che c'è. Da una parte si dipinge ciò che non si vede — sogni, miti, stati d'animo; dall'altra si deforma ciò che si vede, finché una folla diventa una fila di maschere e una persona un grido.

La statua senza piedistallo 1

Mentre la pittura smette di somigliare, anche la scultura cambia mestiere: lascia il piedistallo e l'eroe, e comincia a lavorare con il corpo, la luce e il frammento.

L'Italia di lato 1

In Italia la stessa scomposizione della luce serve a due cose opposte: un aldilà di ghiaccio con madri e simboli, e un corteo di braccianti che avanza verso chi guarda. Stare di lato, fra simbolismo e realismo, qui non è un'incertezza: è il contenuto.