L'ordine dopo il caos
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Come si ricostruisce un linguaggio visivo quasi da zero, dopo che una civiltà intera è crollata?
Cratere funerario del Dipylon
108,3 x 72,4 cm — Metropolitan Museum of Art (New York)
Metti questo cratere accanto all'anfora che hai appena visto: alto anche lui più di un metro, la stessa tradizione di bottega ateniese, lo stesso alfabeto di meandri e triangoli — ma non lo stesso defunto e non la stessa scena. Qui, sotto la prothesis, corre un registro che l'anfora non ha: l'ekphora, il corteo che accompagna il corpo alla tomba, con i carri e gli uomini armati.
Guarda un carro da vicino. I tre cavalli sono resi come un solo corpo con dodici zampe e tre teste; le ruote sono di profilo ma la cassa è vista di fronte; gli scudi hanno tutti la stessa forma a clessidra, il cosiddetto scudo del Dipylon. Il pittore non sta mostrando come la scena apparirebbe a un occhio piazzato in un punto preciso: sta elencando quello che c'è — quanti cavalli, quanti uomini, quante armi. È lo stesso principio dei registri, applicato però al singolo oggetto invece che all'intera superficie.
Un ultimo dettaglio che non si vede in fotografia: in parte di questi grandi vasi funerari il fondo era forato o assente, così che il vino e il latte versati dentro colassero direttamente nella terra della tomba. Il vaso non conteneva nulla e non doveva contenere nulla: era un tramite tra chi restava sopra e chi stava sotto.
Per circa tre secoli, dopo il crollo della civiltà micenea attorno al 1200 a.C., la Grecia produce pochissima arte monumentale. Niente palazzi, niente affreschi, niente oreficeria paragonabile alle maschere e alle tazze d'oro delle tombe di Micene: piccoli idoli in terracotta, e una ceramica che per un secolo si impoverisce e poi, verso il 1050, ricomincia con poco — cerchi concentrici tracciati col compasso, in fasce ordinate. Gli storici chiamano questo periodo Medioevo ellenico: un silenzio lungo quanto la distanza che ci separa oggi dal primo Settecento.
Quando, intorno al IX secolo a.C., l'arte greca torna a farsi visibile, non riparte da dove si era interrotta. Non recupera il naturalismo fluido degli affreschi minoici né la potenza figurativa micenea: ricostruisce un linguaggio completamente diverso, fatto di meandri, triangoli, scacchiere, zig-zag e cerchi concentrici, organizzati in fasce orizzontali — i registri — che corrono attorno al vaso come righe di un testo. Per questo il periodo si chiama Geometrico. Gli artisti non avevano perso la capacità di rappresentare il mondo, come non l'avevano persa gli uomini del Neolitico rispetto ai pittori delle caverne: in quel momento la priorità era ordinarlo. Negli stessi decenni, del resto, i Greci tornano a scrivere: prendono l'alfabeto dai Fenici, ci aggiungono le vocali, e su una brocca del Dipylon qualcuno graffisce uno dei primi versi greci che ci siano arrivati.
L'Anfora del Dipylon mostra questa priorità in azione. È un vaso enorme, alto circa un metro e mezzo, che non serviva a contenere nulla: stava piantato sopra una tomba nel cimitero ateniese del Dipylon, come segnacolo visibile da lontano. Quella forma viene dalla casa. L'anfora e il cratere sono recipienti d'uso domestico: la prima serve a conservare, il secondo a mescolare il vino con l'acqua durante il simposio. Portati a un metro e mezzo d'altezza e piantati sopra una sepoltura smettono di contenere qualcosa e diventano un segnale. E la forma, che resta quella d'uso, comincia a significare: sui segnacoli del Dipylon si riconosce di solito il cratere, il vaso del simposio fra uomini, sulla tomba di un uomo, e l'anfora, il vaso della dispensa, su quella di una donna. È la prima comparsa di una regola che varrà per tutta la ceramica greca: la forma nasce dalla funzione, e quando la funzione cambia la forma resta e dice un'altra cosa.
Il sepolcro è uno dei due luoghi in cui l'arte geometrica si mostrava; l'altro è il santuario, dove si portavano doni agli dèi: cavallini di bronzo a migliaia, e, per chi poteva, un grande tripode. In tutti e due i posti l'immagine serve a una comunità che si riconosce: davanti a un morto, davanti a un dio.
È lo stesso bisogno che, secoli prima, aveva spinto le civiltà mesopotamiche a irrigidire le proprie immagini in registri e gerarchie di dimensione: una società che si è appena ricostruita, o che si sta ancora ricostruendo, usa l'arte per affermare un ordine, prima ancora di usarla per descrivere il mondo. Solo più avanti, quando i contatti con l'Oriente si intensificheranno e le poleis si saranno consolidate, quell'ordine geometrico comincerà a piegarsi verso una nuova attenzione per la figura umana — il terreno su cui nasceranno i primi kouroi e le prime kore.
Approfondimenti
Centauro di Lefkandi
scultura, altezza 36 cm — Museo Archeologico di Eretria
Centauro di Lefkandi, 950-900 a.C. circa, Museo di Eretria. Corpo di cavallo a botte, busto umano piantato sul davanti, decorazione a fasce e triangoli come sui vasi.
Il crollo dei palazzi micenei, verso il 1200 a.C., è parte di una crisi che travolge tutto il Mediterraneo orientale: in Grecia sparisce la scrittura, la popolazione cala, e per tre secoli non si costruisce quasi niente di grande. Quasi: nel 1981, a Lefkandi, sull'isola di Eubea, gli archeologi trovarono sulla collina di Toumba un edificio lungo una cinquantina di metri, con un'abside e un porticato di pali di legno, costruito verso il 950 a.C.
Sotto il pavimento c'erano due sepolture. Le ceneri di un uomo, raccolte in un'anfora di bronzo arrivata da Cipro e già antica di un paio di secoli, con accanto una spada di ferro; e una donna, sepolta con gioielli d'oro. In una fossa vicina, quattro cavalli. Poco dopo il funerale l'edificio fu riempito e coperto da un tumulo di terra.
Nello stesso cimitero è stata trovata la statuetta di un centauro in terracotta, di poco più tarda: la testa in una tomba, il corpo in un'altra accanto, come se fosse stata spezzata apposta e divisa fra due morti. Su una zampa ha un taglio che sembra una ferita, e c'è chi ci ha visto Chirone, il centauro ferito per errore da Eracle. È fra le prime figure della Grecia dopo il crollo, e già racconta un mito.
I secoli bui erano poveri, ma c'erano capi che commerciavano con Cipro e con l'Oriente, e che volevano essere ricordati.
Anfora di Eleusi
Museo Archeologico di Eleusi
Anfora di Eleusi, 670-660 a.C. circa: sul collo Odisseo e i compagni accecano Polifemo con un palo. Le figure sono grandi e occupano tutto il collo, lo spazio che il Geometrico riservava ai meandri.
Olpe Chigi
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma)
Olpe Chigi, 640 a.C. circa: nel fregio in alto due falangi di opliti si scontrano, file di scudi rotondi e di elmi sovrapposti, al suono di un flautista.
Bastano un paio di generazioni, dopo l'Anfora del Dipylon, per vedere il rigore geometrico cominciare a incrinarsi. Con l'intensificarsi dei contatti commerciali con l'Oriente e l'Egitto, la ceramica greca importa motivi nuovi — animali fantastici, palmette, mostri — e soprattutto riscopre qualcosa che il Geometrico aveva quasi del tutto accantonato: la voglia di raccontare un mito, con più scene, più dettaglio, più ambizione narrativa. Gli storici chiamano questa fase, a cavallo tra il Geometrico e il pieno Arcaismo, Orientalizzante.
L'Anfora di Eleusi (670-660 a.C. circa) è alta quasi come quella del Dipylon e serve anch'essa a una tomba: dentro vi fu sepolto un bambino. Ma sul collo c'è l'accecamento di Polifemo da parte di Odisseo, e sul corpo le Gorgoni che inseguono Perseo dopo la decapitazione di Medusa: una delle immagini più antiche di questo mito. Negli stessi decenni, a Cerveteri, il Cratere di Aristonothos rappresenta la stessa scena di Polifemo: due luoghi diversi che scelgono, quasi insieme, di rendere visibile lo stesso episodio omerico.
L'Olpe Chigi (640 a.C. circa), poco più tarda, spinge ancora più in là questa ambizione: sul fregio superiore compare una delle più antiche rappresentazioni della falange oplitica, lo schieramento serrato di fanti che diventerà la spina dorsale militare delle poleis greche. Il corpo umano, che il Geometrico aveva ridotto a un triangolo e un punto, comincia qui a riprendersi i propri dettagli.
Strumenti collegati
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Se il Geometrico ordina il caos ripetendo triangoli e cerchi all'infinito, cosa succede quando, un secolo dopo, quello stesso bisogno di ordine viene applicato non più a una decorazione, ma a un corpo umano?