Cosa cambia quando gli esseri umani smettono di spostarsi?

Domanda

Cosa cambia quando gli esseri umani smettono di spostarsi?

Stonehenge

Göbekli Tepe

Göbekli Tepe

ca. 9600-8200 a.C.

Çatalhöyük

Çatalhöyük

ca. 7100-5700 a.C.

Esempio di dolmen

Il dolmen e l'origine del megalitismo

Esempio di dolmen

Il dolmen e l'origine del megalitismo

Ricostruzione

Göbekli Tepe: come cambia un'interpretazione

Ricostruzione

Göbekli Tepe: come cambia un'interpretazione

Il sito archeologico

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

Il sito archeologico

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

Ricostruzione

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

Ricostruzione

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

l'interno di un edificio con la cosiddetta "mappa"

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

l'interno di un edificio con la cosiddetta "mappa"

Çatalhöyük: che società disegna una pianta così

Neolitico: costruire

Il trilite, e due modi opposti di stare insieme

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Cosa cambia quando gli esseri umani smettono di spostarsi?

Stonehenge

Stonehenge

ca. 3000–2000 a.C.

Piana di Salisbury

Isola con lo sguardo un solo trilite: due montanti verticali e un architrave orizzontale. È il modulo costruttivo più semplice possibile, e qui è realizzato con blocchi di arenaria, i sarsen, che pesano in media venticinque tonnellate e vengono da una ventina di chilometri più a nord. Le pietre più piccole, le bluestones, sono state portate da molto più lontano: dalle Preseli Hills, in Galles, a più di duecento chilometri; e la grande lastra al centro, la cosiddetta Pietra dell'Altare, viene con ogni probabilità dalla Scozia nord-orientale, a settecento. Perché andarle a prendere così lontano non lo sappiamo: con ogni probabilità, la provenienza stessa contava.

Poi avvicinati ai punti di contatto tra le pietre, dove si vede la cosa più sorprendente del monumento. In cima a ogni montante è stato ricavato un perno sporgente, e nella faccia inferiore dell'architrave una cavità corrispondente: gli architravi sono incastrati sui montanti come in una struttura di legno. Gli architravi del cerchio esterno sono inoltre uniti tra loro di testa, a maschio e femmina, e sagomati in curva per seguire l'andamento circolare. Chi ha costruito Stonehenge stava lavorando la pietra con la mentalità del carpentiere, applicando a un materiale nuovo le soluzioni di un mestiere più antico.

La progressiva sedentarizzazione cambia molte cose. Che sia per il bisogno di ritrovarsi in luoghi sacri o per iniziare a coltivare la terra, quando una comunità si lega stabilmente a un territorio nasce la necessità di segnare il paesaggio, conservare il cibo, scandire il tempo. La prima risposta è un modo di costruire.

Fra i modi di costruire in pietra ce n'è uno più semplice di tutti: il sistema trilitico, dal greco «tre pietre». Due elementi verticali che portano, un elemento orizzontale che è portato. Non è l'unico modo, e nemmeno il primo — a Göbekli Tepe, sei millenni prima di Stonehenge, i grandi pilastri a T sono monoliti che stanno in piedi da soli, inseriti in muri di pietra —, ma è quello destinato alla fortuna più lunga. Il dolmen ne è l'applicazione più diretta — due o più pietre piantate a terra e una lastra orizzontale sopra — e Stonehenge lo porta al limite delle sue possibilità. Il menhir e il cromlech appartengono alla stessa stagione ma non allo stesso principio: il primo è una pietra sola messa in verticale, che non copre niente; il secondo è la loro disposizione in cerchio. Il sistema trilitico non è un'invenzione provvisoria destinata a essere superata: regge l'architettura greca, riappare in ogni colonnato, e resterà il sistema dominante fino a quando i romani non diffonderanno l'arco.

Il suo limite è preciso, e lo si vede già a Stonehenge. I montanti lavorano a compressione, ed è lo sforzo che la pietra regge meglio; l'architrave lavora a flessione, ed è quello che regge peggio. Quindi la luce, cioè la distanza libera fra due montanti, non può crescere. Ogni architettura trilitica è costretta a moltiplicare i sostegni, e questa costrizione produrrà la foresta di colonne delle sale ipostile egizie e il ritmo serrato del tempio greco. Da come si risolve questo problema discende quasi tutto quello che si costruirà nei prossimi tremila anni.

Ma costruire in grande non è solo una questione tecnica: è una questione di quanta gente si riesce a mettere d'accordo, e per quanto tempo. Due siti dell'Anatolia complicano utilmente il quadro. Göbekli Tepe, i cui grandi recinti a pilastri furono eretti intorno al 9600 a.C., mette alla prova la sequenza che verrebbe naturale immaginare — prima l'agricoltura, poi la ricchezza, infine il monumento. Qui la costruzione monumentale precede l'agricoltura sistematica: qualunque cosa quel luogo sia stato, il lavoro collettivo enorme che richiese venne prima della sazietà agricola, non dopo.

Çatalhöyük, qualche migliaio di anni più tardo, mostra invece la sedentarietà pienamente compiuta, e la organizza in un modo che si legge in pianta prima ancora che in alzato: migliaia di persone, nessuna strada, nessun edificio pubblico. Ci si muove sui tetti e si entra in casa dall'alto, e i morti si seppelliscono sotto il pavimento su cui si dorme.

Messi accanto, i due siti dicono qualcosa che nessuno dei due direbbe da solo. A Göbekli Tepe una comunità che pure ci viveva accanto investe un lavoro enorme in recinti monumentali, dove il raduno e il rito sembrano avere il posto centrale; a Çatalhöyük un edificio così non c'è, e il rito, i morti, la memoria del gruppo stanno dentro le case — in alcune più che in altre. Due comunità neolitiche, due modi opposti di distribuire nello spazio il rito e la memoria — e nessuna delle due assomiglia alla città gerarchica, organizzata attorno a un edificio più alto di tutti, che nascerà in Mesopotamia.

Approfondimenti

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Esempio di dolmen

Il dolmen è il trilite applicato alla tomba: due o più lastre piantate a terra e una di copertura, a chiudere una camera per i morti. È la forma più diffusa del megalitismo europeo.

Sull'origine del megalitismo le datazioni recenti hanno cambiato il quadro. Per molto tempo si è pensato che ogni popolo neolitico avesse inventato il sistema per conto proprio. Un riesame di oltre duemila date al radiocarbonio, pubblicato nel 2019, colloca invece le tombe megalitiche più antiche d'Europa nella Francia nord-occidentale, in Bretagna, sorte nel giro di due o tre secoli nella seconda metà del V millennio a.C.; da lì, secondo questo studio, l'idea si diffonde via mare, in tre ondate successive, lungo le coste atlantiche e mediterranee. Resta aperto il problema di come trasportassero e sollevassero blocchi da venticinque tonnellate: slitte, tronchi usati come rulli, rampe di terra sono le ipotesi più accreditate, nessuna dimostrata.

Un cromlech è un insieme di pietre erette disposte in cerchio. A Stonehenge l'asse principale inquadra l'alba del solstizio d'estate e il tramonto del solstizio d'inverno, e l'orientamento è certamente voluto. Gli scavi nella vicina Durrington Walls hanno aggiunto un'altra parte della storia: le analisi isotopiche sulle ossa dei maiali indicano che la gente arrivava da molte parti della Gran Bretagna, fino alla Scozia, portando con sé il bestiame, per grandi banchetti in pieno inverno. Più che un calendario di pietra, Stonehenge sembra essere stato un luogo di raduno, dove comunità lontane si ritrovavano intorno al giorno più corto dell'anno.

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architettura — Göbekli Tepe, Şanlıurfa, Turchia

Ricostruzione

Per vent'anni Göbekli Tepe è stato raccontato con una formula molto efficace: il primo tempio del mondo, costruito da cacciatori-raccoglitori in un luogo dove nessuno abitava, prova che il santuario viene prima del villaggio. Su questa lettura, dovuta soprattutto al primo scavatore Klaus Schmidt, è stata costruita una tesi generale: sarebbe stata la religione a produrre la sedentarietà, e non il contrario.

Le campagne di scavo condotte dal 2015 in poi hanno costretto a rivedere quel racconto. Attorno ai recinti monumentali sono emerse strutture di carattere abitativo, con fondazioni in pietra; sono stati individuati bacini scavati nella roccia interpretabili come cisterne e canali per la raccolta dell'acqua piovana; il riesame di migliaia di macine, mortai e recipienti già scavati e mai studiati ha rivelato una lavorazione degli alimenti su larga scala, compatibile con la vita quotidiana e non solo con banchetti eccezionali. Gli archeologi che oggi dirigono il sito parlano apertamente di una revisione delle interpretazioni precedenti, mentre l'immagine del «primo tempio del mondo» continua a circolare nei media.

Quello che non cambia è la cosa più importante: la datazione altissima e la monumentalità non sono in discussione, e resta vero che una comunità priva di agricoltura sistematica ha investito un lavoro collettivo enorme in una costruzione permanente.

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architettura — Çatalhöyük, Konya, Turchia

Il sito archeologico

architettura — Çatalhöyük, Konya, Turchia

Ricostruzione

architettura — Çatalhöyük, Konya, Turchia

l'interno di un edificio con la cosiddetta "mappa"

Un insediamento di alcune migliaia di persone, abitato con continuità per circa un millennio (7100-5950 a.C.), organizzato senza strade e senza edifici pubblici. Che tipo di società produce una pianta simile? La disposizione delle case è un documento sociale quanto una sepoltura o un corredo.

Il dato archeologico, per cominciare. Non sono stati individuati templi, magazzini centrali, palazzi o residenze d'élite: tutti gli edifici scavati hanno carattere domestico e dimensioni comparabili, all'incirca tra i 20 e i 50 metri quadri. L'ossidiana, materiale pregiato che arrivava da giacimenti vulcanici distanti circa duecento chilometri, si trova distribuita in quantità e qualità simili nella generalità delle case, senza segni di accumulo in poche mani. Le analisi sulle ossa indicano dieta e carichi di lavoro paragonabili tra uomini e donne.

L'interpretazione prevalente tra gli specialisti — prevalente, non unanime — è che si tratti di una società sostanzialmente egualitaria e organizzata per case, senza autorità centralizzata né disuguaglianza economica sistematica. Ian Hodder, che ha diretto gli scavi per oltre vent'anni, ha proposto di chiamare history houses alcune abitazioni che si distinguono per il numero maggiore di sepolture e per l'apparato di corna di toro: chi le abitava non controllava però la produzione del cibo e non riceveva sepolture più ricche, il che suggerisce una funzione di memoria collettiva più che di comando. Questa è una lettura interpretativa, non un dato di scavo.

Il punto architettonico è il più istruttivo. Senza strade non esiste spazio pubblico tra le case: lo spazio comune coincide con i tetti, cioè con la superficie superiore delle abitazioni private. Nessun luogo appartiene alla collettività e a nessuna famiglia in particolare — e coerentemente non esiste nessun edificio che rappresenti la collettività di fronte ai suoi membri. La densità abitativa, qui, non produce una gerarchia che si veda in pianta: nessun edificio domina gli altri.

Strumenti collegati

Questo capitolo nella timeline dell'Atlante

Stonehenge e Göbekli Tepe segnano il paesaggio con la pietra, e servono centinaia di braccia per alzarli. Ma accanto ai monumenti ci sono gli oggetti e i luoghi di tutti i giorni — il vaso, la roccia accanto al sentiero, la pietra che rappresenta qualcuno —, e lì succede il contrario: invece di ingrandire, si semplifica. Le figure smettono di somigliare. Perché una cultura che sa disegnare un animale con precisione decide di ridurlo a uno schema?

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