Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff: lo stesso colore libero dei fauves, uno spazio sbilanciato e una forma imparata dal legno
atlantedellarte.it/didattica/periodi/capitolo.php?slug=die-brucke-deformazione
Nel 1905, a Dresda, quattro studenti di architettura fondano un gruppo di pittori. Usano gli stessi colori puri dei fauves di Parigi, la stessa libertà di non dipingere le cose del loro colore. Ma otto anni dopo, a Berlino, Kirchner dipinge cinque donne in cappotto nero contro un fondo verde acido, e da quel quadro non esce nessuna gioia di vivere. Se il colore è lo stesso, da dove viene il disagio?
Programma di Die Brücke
carta, 15,2 × 7,5 cm (l'intaglio) — Städel Museum, Francoforte
Un foglio stretto e alto, e su un lato una colonna di parole nere. Non sono stampate con i caratteri di una tipografia: Kirchner le ha intagliate una per una nel legno, con la sgorbia, e si vede. Le lettere sono spigolose, di larghezza diversa, e si stringono per entrare nella riga; le parole vanno a capo dove capita.
Leggi che cosa dicono: credono in una nuova generazione, chiamano a raccolta tutta la gioventù, quella che porta il futuro, contro le forze più anziane e ben installate. Chiunque sappia rendere senza falsificarlo ciò che lo spinge a creare, aggiungono, è dei nostri.
Di stile non si parla: nessun colore, nessun maestro, nessuna regola. Un programma senza programma. Ma il mezzo dice già molto. Nel 1906, per presentarsi, i pittori della Brücke scelgono la tecnica di stampa più antica, il legno, e la usano nel modo più duro.
Autoritratto con monocolo
olio su tela, 84 × 76,5 cm — Neue Nationalgalerie (Berlino)
Schmidt-Rottluff si ritrae con il monocolo, un accessorio da signore borghese, in un quadro che di borghese non ha niente. Il volto e lo sfondo sono costruiti con poche grandi zone di colore puro, steso spesso, e quasi senza passaggi fra l'una e l'altra.
È lui che aveva proposto il nome del gruppo. Dei quattro fondatori è quello che usa il colore più pesante e compatto: le zone stanno ferme come blocchi, dove in Matisse vibravano.
Due uomini al tavolo
olio su tela, 97 × 120 cm — Hamburger Kunsthalle (Amburgo)
Due uomini allo stesso tavolo in una stanza stretta. Il quadro è dedicato a Dostoevskij, e la stanza ha qualcosa delle stanze dei suoi romanzi: due persone vicinissime e nessun contatto fra loro.
Guarda come lo spazio li schiaccia: le pareti e il tavolo non danno respiro, i corpi sono angolosi e allungati. Sulla parete, dietro di loro, è appeso un quadro: un nudo dalle proporzioni scheletriche, che porta la stessa deformazione un passo più in là. Heckel, nel 1912, è già a Berlino, e la deformazione non è più quella delle estati agli stagni.
Nel giugno del 1905, a Dresda, quattro studenti di architettura del politecnico, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl, fondano un gruppo di pittori e lo chiamano Die Brücke, il ponte: un passaggio verso un’arte, e una vita, che non ci sono ancora. Nessuno di loro ha studiato pittura in un'accademia. Nello stesso autunno, a Parigi, Matisse e Derain espongono al Salon d'Automne e vengono chiamati belve. I due gruppi non si conoscono, ma partono dagli stessi maestri. A Dresda, in novembre, una galleria espone cinquanta quadri di Van Gogh; Gauguin e Munch li conoscono dalle riviste e dalle mostre.
Il colore, quindi, è lo stesso: puro, steso a zone, libero di non dire di che colore sono le cose. Ma Matisse lo usava per mettere tutto sullo stesso piano, e ne usciva un ordine. Nei quadri della Brücke lo stesso colore produce l'effetto contrario: le zone si urtano. E lo spazio, che Matisse livellava, qui è sbilanciato. Nella Strada di Kirchner il marciapiede si impenna verso chi guarda; nel Nollendorfplatz la piazza scivola; in Potsdamer Platz la strada sale come una rampa e le figure restano in piedi su un'isola che pende. È uno spazio in cui non si sta comodi.
La seconda strada della Brücke è il legno. I pittori del gruppo intagliano, e ne fanno il centro del loro lavoro. Fanno xilografie, la tecnica delle stampe tedesche del Quattrocento e di Dürer, che avevano ripreso anche Gauguin e Munch: si scava con la sgorbia una tavola, e quello che resta in rilievo stampa nero. La resistenza del legno e lo stacco fra le parti scavate e quelle in rilievo diventano strumenti: i pittori della Brücke accentuano gli spigoli, semplificano i contorni, mettono grandi zone bianche contro grandi zone nere, senza passaggi. Intagliano anche mobili e figure per i loro studi.
E vanno al museo etnografico di Dresda, dove sono esposte le travi dipinte di Palau e sculture africane: oggetti che in quei musei avevano perso il nome e la funzione per cui erano nati. Kirchner ne disegna le figure. Quello che ne prende è un modo di fare: il corpo ridotto a pochi volumi, la linea dura, il colore piatto. Ed è così che il primitivismo, nato come uno sguardo, diventa anche una tecnica. Nella Fränzi davanti alla sedia intagliata si vede quasi da solo: la bambina dipinta e la donna scolpita nello schienale sono fatte con la stessa sintassi.
Il ponte era anche un modo di vivere: lo studio arredato con i mobili intagliati e le stoffe dipinte da loro, un programma rivolto a tutta la gioventù, la vita in comune. Le estati agli stagni di Moritzburg, con le modelle che posano nude all'aperto, sono il lato felice di questa ricerca: corpi liberi, nessuna posa da studio. Le modelle più giovani erano bambine del quartiere; oggi quei quadri si guardano con un disagio che allora il gruppo non sentiva, e che non c'è bisogno di nascondere.
Nel 1911 il gruppo si sposta a Berlino, e la città cambia i quadri. Fra il 1913 e il 1915 Kirchner dipinge una decina di scene di strada: donne in cappotti neri e cappelli di piume, allungate e spigolose come figure intagliate, contro fondi acidi. Sono prostitute, e i passanti che le guardano sono piccoli e lontani. La strada è un posto in cui si guarda e si è guardati, e nessuno incontra nessuno. Gli stessi colori che a Collioure facevano festa qui segnalano un pericolo.
Il gruppo dura poco. Nel 1913 Kirchner scrive una cronaca della Brücke in cui il protagonista è quasi solo lui; gli altri la rifiutano, e il ponte si scioglie. L'anno dopo comincia la guerra. Kirchner si arruola, crolla, viene congedato, e nel 1915 si dipinge in divisa con la mano tagliata. La deformazione, che era stata un modo di dipingere la città, adesso è dentro il pittore. È lì che il nome espressionismo, che comincia a circolare proprio in quegli anni, trova il suo senso più forte: il quadro non mostra come sono le cose, ma che cosa fanno a chi le guarda.
Approfondimenti
Il nome lo propose Schmidt-Rottluff. Non lo spiegarono mai del tutto, e con ogni probabilità veniva da Nietzsche, che i quattro leggevano: nel Così parlò Zarathustra l'uomo è grande perché è un ponte e non una meta. Un ponte, cioè, verso qualcosa che non c'è ancora.
Per vivere il gruppo inventò una formula furba. Accanto ai pittori c'erano i soci passivi: collezionisti e amici che pagavano una quota annuale e ricevevano in cambio una cartella di stampe originali, quasi sempre xilografie. Ne ebbero qualche decina. La stampa costava poco, si poteva moltiplicare, e così le cartelle facevano conoscere il gruppo e insieme lo mantenevano.
Al gruppo si unirono presto altri pittori: Max Pechstein nel 1906, Emil Nolde per un anno e mezzo, Otto Mueller nel 1910. Bleyl, uno dei quattro fondatori, se ne andò già nel 1907.
Casa delle riunioni (bai) di Palau
architettura — Humboldt Forum (Berlino)
Casa delle riunioni (bai) di Palau, Humboldt Forum, Berlino
Il museo etnografico di Dresda stava nello Zwinger, il palazzo barocco al centro della città. Fra le sue collezioni c'erano le travi dipinte delle case delle riunioni di Palau, in Micronesia, arrivate da quella che era allora una colonia tedesca. Kirchner le disegnò più volte, verso il 1910.
Le travi raccontano storie a fasce, figura dopo figura, con corpi senza volume e colori stesi piatti dentro un contorno netto. Kirchner ne riprese i motivi nelle tende dipinte e nei pannelli del suo studio, che diventò una specie di ambiente totale: mobili intagliati, stoffe dipinte, sculture, e le modelle che ci vivevano dentro.
Pechstein volle andare a vedere il luogo da cui le travi venivano: partì per Palau nel 1914. La guerra lo raggiunse là, e i giapponesi, che occuparono le isole, lo fecero prigioniero.
Fränzi si chiamava Lina Franziska Fehrmann ed era nata nel 1900: quando posava per la Brücke aveva una decina d'anni. Veniva da un quartiere operaio di Dresda, e con ogni probabilità è lei anche la bambina del quadro intitolato Marcella. Passava i pomeriggi negli studi e andava con i pittori agli stagni di Moritzburg.
Per i pittori il corpo nudo era il segno di una vita più libera di quella borghese, e non distinguevano fra adulti e bambine. Le bambine, però, quella libertà non l'avevano scelta.
Oggi se ne discute apertamente, anche nei musei che li conservano. I quadri restano tra i più importanti del gruppo; guardarli sapendo chi erano le modelle fa parte del guardarli bene.
Sulla tela della Strada c'è scritto 1907, ma il quadro è del 1908, e nel 1919 Kirchner lo ridipinse in parte. Non è un caso isolato: negli anni Venti Kirchner anticipò le date di molte sue opere, a volte di parecchi anni.
Il motivo era sempre lo stesso: far vedere che la Brücke era arrivata prima, e da sola, a quello che i fauves facevano a Parigi. I pittori tedeschi avevano visto Matisse a Berlino nel 1909, e Kirchner non voleva sembrare un allievo.
Anche la Cronaca del 1913 andava in quella direzione: raccontava il gruppo come un'invenzione di Kirchner. Gli altri non la firmarono, e fu la fine della Brücke. Per gli storici quelle date sono state un rompicapo per decenni: un quadro si data dallo stile, dalle fotografie dello studio, dalle lettere, non da quello che c'è scritto sulla tela.
Pentecoste
olio su tela, 87 x 107 cm — Neue Nationalgalerie (Berlino)
Emil Nolde era più vecchio dei fondatori di quindici anni circa quando, nel 1906, lo invitarono a unirsi a loro dopo aver visto i suoi quadri a una mostra. Accettò, e lasciò il gruppo già alla fine del 1907, fra dissapori personali e la sensazione di dare agli altri più di quanto ne ricevesse.
Da loro prese la xilografia, che non aveva mai usato, e il colore steso senza riguardi. Il resto lo aveva già. Due anni dopo dipinse la Pentecoste, dodici facce intorno a un tavolo in colori violenti, che la Secessione di Berlino rifiutò, con una lite che finì in una secessione nuova.
Dal 1917 Kirchner visse in Svizzera, sulle montagne sopra Davos, dove dipinse contadini, mucche e boschi con un colore più quieto. Era diventato famoso, e i musei tedeschi avevano comprato centinaia delle sue opere.
Nel 1937 i nazisti li fecero togliere tutti, più di seicento opere, e alcune furono esposte alla mostra dell'arte degenerata, a Monaco, come esempi di quello che l'arte tedesca non doveva essere. Kirchner si uccise l'anno dopo, nel giugno del 1938.
Heckel e Schmidt-Rottluff vissero fino agli anni Settanta. A Schmidt-Rottluff, durante la guerra, fu vietato perfino di dipingere. Nel 1967, a Berlino, aprì un museo dedicato alla Brücke, voluto proprio da lui.
Chi erano
Aschaffenburg (Baviera), 6 maggio 1880
Vita e condizioni
Figlio di un chimico dell'industria della carta, studia architettura a Dresda per volere della famiglia e si diploma nel 1905, lo stesso anno in cui fonda con tre compagni di corso il gruppo Die Brücke. Nel 1911 si trasferisce a Berlino con la compagna Erna Schilling. Nel 1915 si arruola volontario in artiglieria e crolla in pochi mesi: alcol, morfina, sanatori. Dal 1917 vive nelle montagne sopra Davos, in Svizzera. Nel 1937 i nazisti tolgono dai musei tedeschi centinaia di sue opere. Il 15 giugno 1938, dopo l'annessione dell'Austria, si uccide con un colpo di pistola davanti alla sua casa di Frauenkirch.
Formazione
Politecnico di Dresda; un semestre a Monaco, nel 1903-04, nella scuola di arti applicate di Hermann Obrist e Wilhelm von Debschitz. Impara la xilografia guardando Dürer, e trova le sue forme nelle sculture africane e oceaniche del museo etnografico di Dresda, fra cui le travi dipinte delle case di Palau.
Contesto storico
Dresda è una città borghese e ricca di musei; i ragazzi della Brücke vi vivono in comune, dipingono i nudi all'aperto sui laghi di Moritzburg, e vendono a «membri passivi» che pagano una quota annua in cambio di una cartella di stampe. A Berlino la metropoli diventa il soggetto: le prostitute e i passanti di Potsdamer Platz alla vigilia della guerra. Nel 1913 la cronaca del gruppo che scrive lui provoca la rottura con gli altri.
Committenze
Collezionisti e musei della Germania moderna: Gustav Schiefler, che cataloga la sua grafica; Karl Ernst Osthaus e il Folkwang Museum di Hagen, poi di Essen, per il quale progetta negli anni Venti una decorazione murale mai realizzata. A Berlino espone con Herwarth Walden e la galleria Der Sturm.
Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗Rottluff, presso Chemnitz, 1° dicembre 1884
Vita e condizioni
Nato Karl Schmidt, figlio di un mugnaio, aggiunge al cognome il nome del villaggio natale. Al liceo di Chemnitz conosce Erich Heckel; nel 1905 lascia l'architettura a Dresda per fondare Die Brücke, e propone lui il nome del gruppo. Passa le estati a Dangast, sul Mare del Nord. Nel 1911 va a Berlino. In guerra serve sul fronte orientale; nel 1918 sposa la fotografa Emy Frisch. Nel 1933 è escluso dall'Accademia prussiana e nel 1941 il regime gli vieta di dipingere. Dopo la guerra insegna all'Accademia di Berlino. Muore a Berlino il 10 agosto 1976.
Formazione
Architettura a Dresda, interrotta; per il resto il lavoro comune della Brücke e la scultura africana e oceanica.
Contesto storico
La Brücke a Dresda e a Berlino, poi la Germania nazista che lo mette al bando come «degenerato».
Committenze
Collezionisti e musei della Germania moderna, e le cartelle per i membri passivi del gruppo.
Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗Döbeln (Sassonia), 31 luglio 1883
Vita e condizioni
Figlio di un ingegnere delle ferrovie, al liceo di Chemnitz diventa amico di Karl Schmidt-Rottluff. Studia architettura a Dresda e la lascia nel 1905, per fondare Die Brücke; lavora per due anni nello studio dell'architetto Wilhelm Kreis. Il gruppo prende come studio una ex macelleria di Dresda. Nel 1911 si trasferisce a Berlino. In guerra fa l'infermiere volontario nelle Fiandre; nel 1915 sposa la ballerina Siddi Riha. I nazisti gli sequestrano centinaia di opere, e nel 1944 un bombardamento distrugge lo studio berlinese. Dal 1949 al 1955 insegna all'Accademia di Karlsruhe. Muore a Hemmenhofen, sul lago di Costanza, il 27 gennaio 1970.
Formazione
Architettura a Dresda, interrotta. Come pittore si forma dentro il gruppo, disegnando insieme agli altri e copiando le stampe di Dürer e le sculture del museo etnografico.
Contesto storico
Dresda e Berlino prima della guerra, poi la guerra vista dagli ospedali da campo, e la Germania nazista che lo esclude.
Committenze
Le cartelle annuali per i membri passivi della Brücke; poi collezionisti e musei tedeschi. Nel 1915, in Belgio, dipinge su tela da tenda una Madonna per il Natale dei soldati, oggi perduta.
Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗Strumenti collegati
Questo capitolo nella timeline dell'Atlante
A Parigi, nel 1907, Picasso lavora per mesi a una grande tela con cinque donne nude in una stanza. Anche lui ha visto le maschere africane, anche lui spezza i corpi; ma non cerca il disagio della strada, e il colore gli importa poco. Che cosa vuole smontare, allora?