Come fa una statua a sembrare viva, se sta semplicemente in piedi senza muoversi?

Domanda

Come fa una statua a sembrare viva, se sta semplicemente in piedi senza muoversi?

Efebo di Kritios

Armodio e Aristogitone (Gruppo dei Tirannicidi)

Armodio e Aristogitone (Gruppo dei Tirannicidi)

Kritios, Nesiotes · 477-476 a.C. (originale; l'esemplare di Napoli è copia romana)

Auriga di Delfi

Auriga di Delfi

478-474 a.C.

Discobolo

Discobolo

Mirone · 460-450 a.C. circa

Doriforo

Doriforo

Policleto · 450-440 a.C. circa

Partenone

Partenone

Ictino · 447-432 a.C.

Le Tre dee (frontone est del Partenone)

Le Tre dee (frontone est del Partenone)

Fidia · 438-432 a.C.

Le metope del Partenone

Le metope del Partenone

Fidia · 447-432 a.C.

Fregio Panatenaico

Fregio Panatenaico

Fidia · 447-432 a.C.

Athena Parthenos

Athena Parthenos

Fidia · 438 a.C.

Eretteo

Eretteo

421-406 a.C.

Diadumeno: le braccia alzate a stringere la benda della vittoria, e il peso sempre su una gamba sola

Policleto e il canone

Diadumeno: le braccia alzate a stringere la benda della vittoria, e il peso sempre su una gamba sola

Policleto e il canone

Amazzone ferita: la stessa formula su un corpo femminile, per la gara di Efeso che Policleto vinse

Policleto e il canone

Amazzone ferita: la stessa formula su un corpo femminile, per la gara di Efeso che Policleto vinse

Policleto e il canone

Atena Promachos: la punta della lancia, dorata, si vedeva dal mare già al largo di Capo Sunio

Fidia oltre il Partenone

Atena Promachos: la punta della lancia, dorata, si vedeva dal mare già al largo di Capo Sunio

Fidia oltre il Partenone

Athena Lemnia: l'elmo in mano invece che in testa, la dea senza armi in primo piano

Fidia oltre il Partenone

Athena Lemnia: l'elmo in mano invece che in testa, la dea senza armi in primo piano

Fidia oltre il Partenone

Zeus di Olimpia: seduto in trono, così grande che, si diceva, alzandosi avrebbe sfondato il tetto

Fidia oltre il Partenone

Zeus di Olimpia: seduto in trono, così grande che, si diceva, alzandosi avrebbe sfondato il tetto

Fidia oltre il Partenone

La testa di uno dei cavalli di Selene, dall'angolo destro del frontone est: sporgeva oltre la cornice, sfinita dalla corsa della notte

Il programma scultoreo del Partenone

La testa di uno dei cavalli di Selene, dall'angolo destro del frontone est: sporgeva oltre la cornice, sfinita dalla corsa della notte

Il programma scultoreo del Partenone

Frontone occidentale: le figure superstiti della contesa fra Atena e Poseidone, oggi in gran parte al British Museum

Il programma scultoreo del Partenone

Frontone occidentale: le figure superstiti della contesa fra Atena e Poseidone, oggi in gran parte al British Museum

Il programma scultoreo del Partenone

I Propilei di Mnesicle, l'ingresso monumentale dell'Acropoli

Gli architetti dell'Acropoli

I Propilei di Mnesicle, l'ingresso monumentale dell'Acropoli

Gli architetti dell'Acropoli

Il Tempietto di Athena Nike, attribuito a Callicrate, sul bastione accanto ai Propilei

Gli architetti dell'Acropoli

Il Tempietto di Athena Nike, attribuito a Callicrate, sul bastione accanto ai Propilei

Gli architetti dell'Acropoli

Quando un volto comincia a essere di qualcuno

Quando un volto comincia a essere di qualcuno

Socrate, copia romana: il naso schiacciato, le labbra grosse, la fronte bombata del sileno, che i suoi detrattori gli rinfacciavano

Quando un volto comincia a essere di qualcuno

Socrate, copia romana: il naso schiacciato, le labbra grosse, la fronte bombata del sileno, che i suoi detrattori gli rinfacciavano

Quando un volto comincia a essere di qualcuno

Un'eccezione che, forse, anticipa i tempi

Un'eccezione che, forse, anticipa i tempi

Arte greca classica

Il peso che si sposta

atlantedellarte.it/didattica/periodi/capitolo.php?slug=grecia-classica

Come fa una statua a sembrare viva, se sta semplicemente in piedi senza muoversi?

Efebo di Kritios

Efebo di Kritios

Kritios · 480 a.C. circa

Museo dell'Acropoli (Atene)

Guarda il bacino: non è più perfettamente simmetrico come nei kouroi arcaici. Il peso scarica su una sola gamba, l'altra è leggermente flessa — è il primo vero contrapposto della storia della scultura occidentale.

Adesso però segui l'asimmetria verso l'alto, perché è lì che sta la scoperta. Il fianco che regge il peso si alza, quello scarico si abbassa; per compensare, la spalla sopra la gamba portante scende e l'altra sale. Il risultato è che l'asse delle anche e quello delle spalle non sono più paralleli, ma leggermente divergenti, e la linea mediana del corpo si incurva appena. Un kouros arcaico è costruito su due assi orizzontali e uno verticale, tutti perpendicolari; questa figura no. Prova a metterti in piedi e a spostare il peso su una gamba sola: sentirai il tuo corpo fare esattamente la stessa cosa, senza che tu debba pensarci.

Il volto, di conseguenza, ha perso il sorriso fisso: non sorride né è triste, è assorto, come una persona reale che sta pensando a qualcosa mentre sta in piedi. Nota che le due cose arrivano insieme. Finché la statua era una costruzione simmetrica, il sorriso serviva a segnalare che era viva; da quando il corpo dichiara la propria vita con la postura, quel segnale diventa superfluo. La convenzione non viene abbandonata perché qualcuno si è stancato: viene abbandonata perché non serve più.

Confronta l'Efebo di Kritios con qualsiasi kouros arcaico: la differenza più importante non è nel volto, anche se è lì che si vede subito (il sorriso fisso è scomparso). È nel bacino. Per la prima volta nella scultura greca, il peso del corpo non si distribuisce uniformemente sulle due gambe: grava su una sola, l'altra si flette leggermente, e quella piccola asimmetria si propaga verso l'alto, attraverso i fianchi, fino alle spalle. È il contrapposto, e cambia tutto: una statua che sta in piedi sembra finalmente in piedi per davvero, non semplicemente eretta come un palo.

Di quei corpi nuovi Atene fece subito un uso pubblico. Dopo la cacciata dei tiranni, nel 510 a.C., la città aveva fatto erigere a spese pubbliche, nell'agorà, le statue di due concittadini, Armodio e Aristogitone, che avevano attentato alla vita dei tiranni. Fino a quel momento la statuaria di grande formato aveva avuto solo destinazioni religiose: immagini di culto nei templi, doni votivi nei santuari, figure di defunti sulle tombe. Un monumento senza funzione religiosa, al centro della città, per ricordare un'impresa politica, aveva aperto uno spazio nuovo alle immagini. Nel 480 i Persiani lo portarono via, e nel 477-476 Atene lo rifece subito, con i corpi nuovi di Kritios e Nesiotes. I due stavano lì mentre l'assemblea si riuniva, come modello di ogni decisione: di tiranni non doveva essercene mai più, e ogni cittadino doveva sentirsi un potenziale tirannicida.

L'Auriga di Delfi, quasi contemporaneo, mostra che questa nuova attenzione al corpo reale procede ancora con cautela: il bronzo permetterebbe già pose più libere del marmo, ma lo scultore mantiene un tronco rigido, un'espressione controllata, quasi trattenuta. È lo stile severo: si è abbandonata la vecchia convenzione arcaica, ma non si è ancora arrivati alla piena libertà del corpo.

Mirone, attivo negli stessi anni, prova una strada diversa: al posto dell'equilibrio di un corpo fermo, un corpo colto in pieno movimento. Anche il Discobolo lo conosciamo solo da copie romane in marmo di un originale in bronzo.

Con Policleto, una generazione dopo, la libertà di Kritios e di Mirone diventa calcolo, fissato in un trattato, il Kanon: ogni parte del corpo in rapporto numerico con tutte le altre. Il Diadumeno e l'Amazzone ferita applicano la stessa formula a soggetti diversi, un giovane che si cinge la benda della vittoria e una guerriera ferita, e il sistema regge. In un corpo costruito per essere formula più che individuo, i difetti personali spariscono dai volti.

Fidia porta la stessa ricerca su una scala diversa, e il cambiamento è di mestiere prima ancora che di stile: non più il singolo corpo ma l'apparato figurativo di un edificio intero, non più un artista che esegue un'opera ma qualcuno che coordina un cantiere di decine di scultori per conto della città. Chi supervisiona non scolpisce tutto: decide che cosa vada scolpito, e dove. Il Partenone è ciò che di quel lavoro possiamo ancora vedere — un edificio in cui lo stesso principio proporzionale che Policleto applicava al corpo governa la pietra, fin dentro le deviazioni calcolate che lo fanno apparire regolare.

Di quel cantiere vanno dette anche due cose meno lusinghiere. La prima riguarda il fregio della cella, che mostra gli ateniesi stessi in processione e li mostra nella forma che la città aveva ereditato dai suoi aristocratici: cavalieri magnifici, giovani sui carri, ragazze con le offerte. Una democrazia che si rappresenta così non ha elaborato immagini proprie dei ceti popolari, ha allargato a più gente possibile il modo in cui il ceto alto si era sempre raffigurato. La seconda è che il cantiere fu pagato con il tributo delle città alleate.

Intanto comincia una storia diversa. Le statue erette in pubblico per onorare qualcuno pongono una domanda che le figure votive non ponevano mai: se la statua è di quella persona lì, deve somigliarle? Le prime risposte sono il volto di Temistocle e, mezzo secolo dopo, quello di Socrate.

In poco più di settant'anni, dall'Efebo di Kritios al completamento dell'Eretteo, la scultura e l'architettura greca passano da un corpo che semplicemente sta in piedi a un sistema coerente in cui corpo, statua e edificio obbediscono alla stessa logica proporzionale. È questo, più di ogni singola opera, il motivo per cui l'Occidente continuerà a chiamare 'classico' esattamente questo momento, per i prossimi due millenni e mezzo.

Approfondimenti

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Diadumeno: le braccia alzate a stringere la benda della vittoria, e il peso sempre su una gamba sola

Musei Capitolini (Roma)

Amazzone ferita: la stessa formula su un corpo femminile, per la gara di Efeso che Policleto vinse

Policleto di Argo scrisse un trattato intitolato Kanon (in greco, 'regola' o 'misura'), oggi perduto ma citato da autori antichi: ne sopravvivono pochi frammenti, che parlano dell'armonia tra le parti del corpo e dei rapporti modulari dell'insieme. Secondo questo sistema, ogni elemento del corpo doveva essere proporzionato a tutti gli altri — non un'osservazione empirica della bellezza, ma una formula matematica applicabile e ripetibile. Il Diadumeno, un giovane atleta che si cinge la fronte con la benda della vittoria, raffina ulteriormente il contrapposto del Doriforo: le braccia alzate accorciano e allargano il torace, in una variazione sullo stesso schema chiastico. L'Amazzone ferita applica lo stesso principio a un corpo femminile: fu realizzata per una gara tra grandi scultori, tra cui anche Fidia, per il tempio di Artemide a Efeso, e la tradizione vuole che a vincere fosse proprio Policleto.

Due cose, poi. La prima riguarda per chi lavorava. Cresciuto fra Sicione e Argo, Policleto fu soprattutto l'interprete dell'aristocrazia delle città del Peloponneso, dove gli ideali atletici contavano ancora più che ad Atene, e produsse in gran parte statue di vincitori destinate a Olimpia e agli altri santuari. Il sistema che diventerà la misura di tutti nasce dentro una committenza molto precisa.

La seconda riguarda i frammenti. Quello che ci resta del Kanon parla di misure e di proporzioni — il rapporto fra il dito e la mano, fra la mano e l'avambraccio — e non della distribuzione dei pesi: che Policleto vi spiegasse anche il contrapposto è possibile, ma non lo sappiamo. E il trattato non fissava soltanto un ideale estetico. In quella concezione il bello è anche bene in senso morale, e l'immagine dell'uomo proposta dall'arte vale come modello per la realtà: sembra quasi che si fosse convinti di poter creare in figura l'uomo ideale.

Il cantiere dell'Acropoli fu finanziato con i tributi che le città alleate versavano ad Atene per la difesa comune contro i Persiani. Che quel denaro finisse in un tempio fu contestato già allora, ad Atene e soprattutto fuori, e il progetto passò comunque dall'approvazione dell'assemblea, come ogni opera pubblica: l'idea del programma figurativo nasce nell'entourage politico di Pericle e viene poi messa ai voti.

C'è un secondo effetto, meno visibile. Impoverite dal tributo, le città alleate offrivano meno lavoro ai propri scultori, e Atene poté assumerli. Il risultato si vede: in pochi anni decine di maestranze diverse convergono in un modo di scolpire riconoscibile, quello che si chiama stile del Partenone. Ma il primato artistico di Atene si costruisce così a spese di una pluralità di centri — Argo, Sicione, Samo, le città della Ionia — che fino a quel momento era stata la ragione della varietà dell'arte greca.

Così, quando si dice che il Partenone è il punto più alto dell'arte greca, si sta dicendo anche che quel punto più alto fu raggiunto concentrando in un cantiere solo risorse e persone che prima erano distribuite.

La kalokagathia — l'idea che un corpo bello sia anche, per ciò stesso, un corpo moralmente buono — viene dall'età arcaica, ma è la scultura classica a portarla fino in fondo. Guarda l'Efebo di Kritios, il Doriforo, il Diadumeno, l'Amazzone ferita: nessuno di questi volti ha una ruga, un'asimmetria, un tratto che apparterrebbe a una persona precisa. Anche quando il corpo è sotto sforzo massimo, come nel Discobolo, il volto resta calmo.

Gli scultori sapevano benissimo osservare un difetto. Ma su un atleta ideale o su un dio un difetto avrebbe trasformato un'affermazione di valore in un ritratto. I romani, molto più avanti, faranno il contrario, e si faranno ritrarre con le rughe.

Resta una domanda che le fonti antiche non si pongono: come si viveva in mezzo a tanti corpi ideali? Che rapporto poteva avere una persona qualunque, davanti a quei modelli, con le proprie fattezze? Attenersi a norme del genere doveva richiedere una discreta dose di autocontrollo.

Atena Promachos: la punta della lancia, dorata, si vedeva dal mare già al largo di Capo Sunio

Albertinum (Dresda)

Athena Lemnia: l'elmo in mano invece che in testa, la dea senza armi in primo piano

Zeus di Olimpia: seduto in trono, così grande che, si diceva, alzandosi avrebbe sfondato il tetto

Le opere per cui gli antichi consideravano Fidia il più grande scultore della storia non sono quelle che possiamo ancora vedere oggi. L'Atena Promachos, un colosso bronzeo alto come un edificio di tre piani, fu la sua prima grande commissione pubblica: la punta dorata della lancia, visibile dal mare, fungeva da punto di riferimento per i naviganti. L'Athena Lemnia era considerata dagli antichi la sua opera più bella in assoluto, non per la grandiosità ma per la quiete: la dea regge l'elmo in mano invece di indossarlo, senza nessun attributo guerresco in primo piano. Lo Zeus di Olimpia, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, rappresentava il dio seduto in trono con la testa che quasi toccava la volta del tempio. Tutte e tre sono perdute: le conosciamo solo da copie di qualità inferiore, monete antiche, e descrizioni scritte secoli dopo. È un buon ricordo che la storia dell'arte che vediamo nei musei è solo quello che per caso è sopravvissuto, non necessariamente il meglio che fu creato.

marmo, lunghezza 83 cm — British Museum (Londra)

La testa di uno dei cavalli di Selene, dall'angolo destro del frontone est: sporgeva oltre la cornice, sfinita dalla corsa della notte

British Museum (Londra)

Frontone occidentale: le figure superstiti della contesa fra Atena e Poseidone, oggi in gran parte al British Museum

Il Partenone ha tre programmi scultorei distinti. Le metope e il fregio stanno in galleria; restano i frontoni, i due triangoli alle estremità del tetto. Quello est, sopra l'ingresso, raccontava la nascita di Atena dalla testa di Zeus, davanti a tutti gli dèi, fra il Sole che sorge e la Luna che tramonta. Quello ovest, il primo che si vedeva salendo dai Propilei, la contesa fra Atena e Poseidone per il possesso dell'Attica: lui fa sgorgare una sorgente salata, lei fa crescere l'ulivo, e vince lei. Ai loro lati stavano i carri con i cavalli; da lì, forse, la versione più tarda in cui il dono di Poseidone è un cavallo. È il mito delle origini della città, messo sopra il lato da cui la città arrivava.

Tre registri diversi convivono così sullo stesso edificio: il mito delle origini nei frontoni, il mito guerresco nelle metope, la città contemporanea nel fregio.

Acropoli di Atene

I Propilei di Mnesicle, l'ingresso monumentale dell'Acropoli

Acropoli di Atene

Il Tempietto di Athena Nike, attribuito a Callicrate, sul bastione accanto ai Propilei

Il Partenone non fu progettato da Fidia, anche se è il nome con cui l'edificio resta più associato: gli architetti erano Ictino e Callicrate, mentre Fidia ne supervisionava il programma scultoreo e la statua di culto. Lo stesso Callicrate è tradizionalmente attribuito anche al piccolo e raffinato Tempietto di Atena Nike; l'architetto dell'Eretteo, invece, non lo conosciamo con certezza. Mnesicle progettò invece i Propilei, l'ingresso monumentale dell'Acropoli, la cui costruzione fu interrotta, probabilmente per l'inizio della guerra del Peloponneso, lasciando l'ala destra incompiuta. E tutti gli edifici dell'Acropoli usano le stesse correzioni ottiche del Partenone.

↗

marmo — Ostia Antica (sito archeologico)

marmo — Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Socrate, copia romana: il naso schiacciato, le labbra grosse, la fronte bombata del sileno, che i suoi detrattori gli rinfacciavano

Nelle statue votive arcaiche i tratti fisici di una persona contavano poco. Al massimo un orecchio gonfio o un naso rotto potevano segnalare un pugile o un lottatore, e valevano come contrassegno di categoria, non come descrizione di un individuo: davanti alla divinità ci si presentava con un'immagine umana indifferenziata, e andava benissimo così.

L'abitudine di erigere statue pubbliche in onore di qualcuno cambia la domanda. Armodio e Aristogitone sono ancora due tipi, l'uomo maturo e il giovane, e impersonano il cittadino in generale. Nel ritratto di Temistocle, il comandante che aveva battuto i Persiani a Salamina, compare invece per la prima volta un volto con caratteri suoi: testa massiccia, collo taurino, fronte bassa, lineamenti larghi.

Un secolo dopo il passo è più netto. Verso il 386 a.C., con ogni probabilità, Platone fa erigere nell'Accademia una statua del maestro Socrate, condannato a morte pochi anni prima, e la fa fare brutta come un sileno, negli stessi termini con cui i detrattori lo deridevano. Gli allievi leggevano in quei tratti la forma visibile del suo modo di porre domande scomode. Una statua simile rimetteva in discussione i valori su cui la città si reggeva, e da lì nasce un genere destinato a durare a lungo, il ritratto di scuola.

Su tutto questo serve una cautela. Non sappiamo se quei volti somigliassero davvero, e la somiglianza potrebbe essere in buona parte soltanto dichiarata. Quello che conta è che si cominci a considerare l'individualità come qualcosa che merita di essere colta e a cui dare un significato. È il filo che l'arte romana prenderà in mano e porterà molto più lontano.

↗

bronzo — Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

C'è un oggetto che infrange la regola dei volti senza difetti già alla fine del V secolo. La Testa del Filosofo, un bronzo dal relitto di Porticello (oggi a Reggio Calabria), mostra rughe, asimmetrie e una barba scomposta — proprio ciò che Policleto e Fidia, negli stessi decenni, cancellavano per principio. La datazione non viene dallo stile ma dal contesto del naufragio, verificato con due categorie di materiale diverse (anfore e ceramiche da mensa) che convergono su fine V-inizio IV secolo: la testa non può essere più tarda. Resta da capire se sia il ritratto di una persona reale o una figura mitologica, magari il centauro Chirone — nel qual caso i tratti "sgraziati" apparterrebbero non a un individuo ma alla convenzione riservata da sempre agli esseri ibridi. Se è davvero un ritratto, il genere del ritratto nascerà ufficialmente solo con Demetrio di Alopece e Lisippo, decenni dopo.

Chi erano

↗

Eleutere, al confine fra l'Attica e la Beozia, verso il 480 a.C.

Vita e condizioni

Scultore in bronzo, attivo ad Atene nella prima metà e alla metà del V secolo. Della vita non si sa altro.

Formazione

Non documentata; secondo una tradizione fu allievo di Agelada di Argo, come Policleto.

Contesto storico

L'Atene dei decenni dopo le guerre persiane, in cui la scultura impara a muovere i corpi.

Committenze

Il Discobolo. Il gruppo di Atena e Marsia sull'Acropoli, con la dea che getta via il flauto e il satiro che sta per raccoglierlo. Una giovenca di bronzo sull'Acropoli, così viva che gli antichi le dedicarono decine di epigrammi: i vitelli, si diceva, cercavano di succhiarle il latte.

Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗
↗

Argo, o forse Sicione, attivo fra il 460 e il 420 a.C. circa

Vita e condizioni

Della sua vita non sappiamo quasi niente: è uno scultore del Peloponneso, che lavora soprattutto per le città aristocratiche della regione e per i santuari, dove si dedicano le statue dei vincitori dei giochi. A un certo punto mette per iscritto il proprio metodo, in un trattato.

Formazione

Non documentata; con ogni probabilità nella tradizione degli scultori in bronzo di Argo.

Contesto storico

La Grecia del V secolo, in cui le gare atletiche dei santuari, Olimpia, Delfi, Nemea, sono il luogo in cui le famiglie mostrano il proprio valore attraverso il corpo dei figli.

Committenze

Il Doriforo, il Diadumeno, l'Amazzone ferita per la gara del santuario di Artemide a Efeso, che vinse lui. La grande Hera d'oro e d'avorio per il santuario di Argo.

Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗
↗

Atene, verso il 490 a.C.

Vita e condizioni

Figlio di Carmide. Secondo Plinio cominciò come pittore. Amico e collaboratore di Pericle, dirige il cantiere delle sculture del Partenone. Dopo aver finito l'Atena Parthenos, viene accusato di aver rubato parte dell'oro e di aver ritratto se stesso e Pericle sullo scudo della dea: accuse che colpivano Pericle attraverso di lui. Le fonti non sono d'accordo sulla sua fine: secondo alcune morì in carcere ad Atene, secondo altre lavorò ancora a Olimpia. Muore verso il 430 a.C.

Formazione

Ad Atene, con ogni probabilità nella bottega degli scultori in bronzo della prima metà del V secolo; lavora il bronzo, il marmo, l'oro e l'avorio.

Contesto storico

L'Atene di Pericle, vittoriosa sui Persiani e a capo di una lega di città alleate, che con il loro tributo finanzia la ricostruzione dell'Acropoli.

Committenze

L'Atena Promachos in bronzo sull'Acropoli. L'Athena Lemnia, offerta dai coloni ateniesi di Lemno. La supervisione delle sculture del Partenone e l'Atena Parthenos in oro e avorio (438 a.C.). Lo Zeus di Olimpia, una delle sette meraviglie.

Stile, fortuna ed eredità nella scheda completa ↗

Strumenti collegati

Questo capitolo nella timeline dell'Atlante

Se il Doriforo di Policleto incarna l'equilibrio perfetto tra tensione e riposo, cosa succede quando, una generazione dopo, qualcuno decide che la calma non basta più?

admin