Caravaggio muore nel 1610 senza una bottega organizzata — al massimo un garzone, Cecco, che poi dipingerà anche lui —, senza un trattato e senza un'accademia. Eppure in pochi anni la sua pittura è a Napoli, a Utrecht, in Francia, in Spagna, portata da pittori che spesso non l'hanno mai incontrato. Come viaggia un linguaggio che nessuno insegna?

Domanda

Caravaggio muore nel 1610 senza una bottega organizzata — al massimo un garzone, Cecco, che poi dipingerà anche lui —, senza un trattato e senza un'accademia. Eppure in pochi anni la sua pittura è a Napoli, a Utrecht, in Francia, in Spagna, portata da pittori che spesso non l'hanno mai incontrato. Come viaggia un linguaggio che nessuno insegna?

Concerto (Manfredi)

La buona ventura (Valentin de Boulogne, Toledo)

La buona ventura (Valentin de Boulogne, Toledo)

Valentin de Boulogne · 1620 ca.

Riposo durante la fuga in Egitto (Orazio Gentileschi)

Riposo durante la fuga in Egitto (Orazio Gentileschi)

Orazio Gentileschi · 1626-1628 ca.

Sileno ebbro

Sileno ebbro

Jusepe de Ribera · 1626

Cristo davanti al sommo sacerdote (Honthorst)

Cristo davanti al sommo sacerdote (Honthorst)

Gerrit van Honthorst · 1617 ca.

Maddalena penitente (Georges de La Tour, Louvre)

Maddalena penitente (Georges de La Tour, Louvre)

Georges de La Tour · 1640-1645 ca.

Cupido ride appoggiandosi al tavolo, con le ali scure di un uccello vero e gli strumenti delle arti e della guerra ai piedi.

Amore e odio: tre quadri, una rivalità

Cupido ride appoggiandosi al tavolo, con le ali scure di un uccello vero e gli strumenti delle arti e della guerra ai piedi.

Amore e odio: tre quadri, una rivalità

Un miracolo della natura in un ritratto

Un miracolo della natura in un ritratto

frammenti dell'opera originale

La notte del 27 maggio 1993

frammenti dell'opera originale

La notte del 27 maggio 1993

I Caravaggisti

Un linguaggio che si diffonde senza una scuola

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Caravaggio muore nel 1610 senza una bottega organizzata — al massimo un garzone, Cecco, che poi dipingerà anche lui —, senza un trattato e senza un'accademia. Eppure in pochi anni la sua pittura è a Napoli, a Utrecht, in Francia, in Spagna, portata da pittori che spesso non l'hanno mai incontrato. Come viaggia un linguaggio che nessuno insegna?

Concerto (Manfredi)

La scuola di Caravaggio sono i suoi quadri. Le tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, quelle della cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, la Madonna dei Pellegrini in Sant'Agostino stanno in chiese aperte a tutti, e chiunque può andare a guardarle e a copiarle. A Roma, in quegli anni, arrivano pittori da tutta Europa per studiare l'antico e Raffaello, e trovano anche questo. E i collezionisti romani — Vincenzo Giustiniani, il cardinale Del Monte, Scipione Borghese — vogliono quadri dipinti dal naturale e li pagano bene. Un linguaggio che si può vedere gratis e che si vende facilmente non ha bisogno di un maestro per diffondersi.

Bisogna però capire che cosa, di Caravaggio, si possa ripetere. Le sue composizioni sono ogni volta un'invenzione, e copiarle tali e quali dà solo copie. Bartolomeo Manfredi, a Roma già nei primi anni del secolo, quando Caravaggio ci lavora ancora, ne estrae una formula: mezze figure attorno a un tavolo, luce di taglio da una sola fonte, soggetti bassi — soldati, giocatori, musici d'osteria. È talmente chiara che mezzo secolo dopo il pittore e scrittore tedesco Joachim von Sandrart la chiama Manfrediana methodus, il metodo di Manfredi: un modo di dipingere che ha preso il nome di chi l'ha reso ripetibile, non di chi l'ha inventato. Su quella formula lavora una generazione di stranieri. Il francese Valentin de Boulogne, arrivato a Roma intorno al 1614, fa della taverna il soggetto stesso dei suoi quadri, con una compagnia di modelli che torna di tela in tela; morirà a Roma nel 1632, secondo Baglione per un bagno gelato in una fontana dopo una notte di bevute.

Orazio Gentileschi, invece, Caravaggio lo aveva conosciuto davvero: al processo del 1603 racconta di avergli prestato una veste da cappuccino e un paio d'ali per i suoi modelli. Nella sua pittura il naturalismo si fa più calmo, la luce più chiara, i colori più lucidi, e in questa forma lo porta lontano: a Genova, a Parigi alla corte di Maria de' Medici, e infine a Londra, pittore del re Carlo I. A dipingere aveva insegnato anche alla figlia Artemisia.

A Napoli Caravaggio era passato di persona, due volte, e aveva lasciato al Pio Monte della Misericordia le Sette opere di Misericordia: i pittori del posto, a cominciare da Battistello Caracciolo, cambiano modo di dipingere quasi subito. Nel 1616 vi si stabilisce lo spagnolo Jusepe de Ribera, dopo gli anni a Parma e a Roma. Napoli è un viceregno spagnolo, e Ribera lavora per i viceré: i suoi quadri partono per Madrid nelle loro collezioni, ed è una delle strade per cui il naturalismo arriva in Spagna, dove lo vedrà Velázquez. Ribera lo rende ancora più crudo — vecchi, mendicanti, corpi che non nascondono nulla —, e solo negli anni Trenta la sua tavolozza si schiarisce.

La strada più lunga porta a nord. Negli anni Dieci a Roma c'è un gruppo di pittori di Utrecht, città olandese con una forte comunità cattolica: Gerrit van Honthorst, Hendrick ter Brugghen, Dirck van Baburen. Fra il 1614 e il 1620 tornano a casa, e in pochi anni Utrecht ha i suoi caravaggisti. Honthorst fa della fonte della luce il centro del quadro, una candela sul tavolo, e della notte un soggetto. Gli italiani lo chiamano Gherardo delle Notti.

Da lì il linguaggio passa anche a chi a Roma non è mai andato. Georges de La Tour lavora in Lorena, e con ogni probabilità conosce il caravaggismo attraverso i pittori di Utrecht e le stampe. Ne tiene soltanto la luce che viene da un punto, la candela di Honthorst, e toglie tutto il resto: niente taverne, niente gesti, figure ridotte a volumi semplici e immobili. Quello che arriva in Lorena somiglia a Caravaggio quanto una traduzione di una traduzione somiglia all'originale.

Intanto a Roma la moda passa. Manfredi muore nel 1622, Valentin nel 1632, e i committenti cominciano a chiedere altro. Un linguaggio senza scuola si era diffuso in fretta perché non chiedeva il permesso a nessuno; ma proprio per questo, a ogni passaggio, era diventato un'altra cosa.

Approfondimenti

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olio su tela, 156.5 x 113.3 cm — Gemäldegalerie (Berlino)

Cupido ride appoggiandosi al tavolo, con le ali scure di un uccello vero e gli strumenti delle arti e della guerra ai piedi.

olio su tela — Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini (Roma)

olio su tela — Art Institute of Chicago

Per il marchese Vincenzo Giustiniani, verso il 1602, Caravaggio dipinge l'Amor vincit omnia: un Cupido nudo e ridente che calpesta gli strumenti delle arti, della scienza e della guerra. Il ragazzo che posa è con ogni probabilità Cecco, il suo garzone. Secondo Sandrart il marchese teneva il quadro coperto da una tenda e lo scopriva per ultimo, perché accanto a quello gli altri sembravano poca cosa.

Il fratello, il cardinale Benedetto Giustiniani, ordina allora a Giovanni Baglione un quadro di risposta: l'Amor sacro e Amor profano, in cui un angelo in armatura abbatte il Cupido terreno. Per questo Baglione riceve dal cardinale una collana d'oro. Caravaggio e i suoi amici gli rispondono con versi satirici, e Baglione li denuncia per diffamazione: è il processo del 1603, quello in cui Orazio Gentileschi racconta dei suoi prestiti a Caravaggio.

Dieci anni dopo il tema torna ancora. Nel 1613 il senese Agostino Chigi, tramite il medico e collezionista Giulio Mancini, ordina a Manfredi un Marte che castiga Amore: il dio della guerra frusta il bambino, e Venere si ritrae spaventata. Nella Roma di quegli anni un quadro era spesso anche la risposta a un altro quadro.

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olio su tela — Museo del Prado (Madrid)

Nel 1631 il viceré di Napoli, il duca di Alcalá, collezionista di rarità naturali, chiama a corte Maddalena Ventura, una donna abruzzese di cinquantadue anni a cui, racconta l'iscrizione, a trentasette era cresciuta una folta barba. Ribera la ritrae a figura intera, accanto al marito, mentre allatta un neonato dal seno scoperto: il dettaglio serve a dire senza equivoci che si tratta di una madre. Un'epigrafe latina dipinta su due blocchi di pietra, in basso, racconta per esteso la sua storia, come la scheda di un museo delle curiosità. È un'opera a metà fra il ritratto e il documento scientifico, fatta per un committente spagnolo e destinata a partire per la Spagna con lui; e Ribera tratta la donna con una serietà che va ben oltre l'esibizione di un fenomeno.

Georges de La Tour dipinge alcune delle immagini più silenziose del Seicento: una donna sola, una fiamma, nessun rumore. Nella vita era un'altra persona. Figlio di un fornaio, sposa una donna della piccola nobiltà e si stabilisce a Lunéville, in Lorena, dove vive da signore, con i privilegi e le esenzioni fiscali di un nobile. I documenti della città lo mostrano prepotente: aggredisce un ufficiale, picchia un contadino, manda i suoi cani a caccia di lepri nei campi seminati, che finiscono calpestati, e negli anni della carestia rifiuta di pagare la sua parte per sfamare i poveri. Si possono, e si devono, tenere separate la qualità di un'opera e la condotta di chi l'ha fatta?

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olio su tela — Gallerie degli Uffizi (Firenze)

frammenti dell'opera originale

Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 un'autobomba della mafia esplode in via dei Georgofili, a Firenze, accanto agli Uffizi. Muoiono cinque persone, fra cui due bambine, la più piccola di cinquanta giorni. Nelle sale vicine i quadri vengono investiti dall'esplosione, e tre sono quasi distrutti: due di Bartolomeo Manfredi, il Concerto e i Giocatori di carte, e l'Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, cioè di Honthorst. Due caravaggisti colpiti nella stessa notte. I frammenti sono stati raccolti e i quadri ricomposti nel corso di anni; oggi sono esposti con i danni lasciati in vista, perché ricordino che cosa è successo.

Chi erano

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Ostiano (Cremona), battezzato il 25 agosto 1582

Vita e condizioni

Nasce a Ostiano, nella pianura cremonese. Secondo Mancini impara il mestiere fra Cremona, Brescia e Milano; a Roma arriva intorno al 1600, comunque prima del 1606, cioè prima della fuga di Caravaggio. Baglione lo dice allievo di Cristoforo Roncalli, il Pomarancio, e in contatto con Caravaggio: un rapporto diretto è possibile, ma i documenti non lo provano. Resta a Roma fino alla morte, il 12 dicembre 1622, a quarant'anni. Non firma e non data i quadri, e dei circa quaranta che gli si attribuiscono nessuno è documentato: il suo catalogo è stato ricostruito dagli studiosi, anche assegnandogli opere che passavano per di Caravaggio.

Formazione

Lombarda, a Cremona, Brescia e Milano, secondo Mancini. A Roma, con ogni probabilità, nell'ambiente di Cristoforo Roncalli, come scrive Baglione. Il modo di dipingere lo prende dai quadri di Caravaggio nelle chiese romane.

Contesto storico

Roma dei papi Clemente VIII e Paolo V, dove cardinali e banchieri come Del Monte, Scipione Borghese e Vincenzo Giustiniani comprano quadri per le loro gallerie. Il mercato chiede soggetti profani, dipinti dal naturale, e paga bene chi li sa fare in fretta. Manfredi lavora per questo mercato, non per le chiese.

Committenze

Collezionisti romani, a cominciare dal marchese Vincenzo Giustiniani. Nel 1613 il senese Agostino Chigi, tramite il medico e collezionista Giulio Mancini, gli ordina un Marte che castiga Amore. Nessuna commissione importante per le chiese.

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Coulommiers (Île-de-France), 3 gennaio 1591

Vita e condizioni

Figlio e nipote di pittori, nasce a Coulommiers, a est di Parigi. A Roma arriva giovane: secondo Sandrart fra il 1613 e il 1614, e le prime notizie documentate sono del 1620, nel censimento del rione di Santa Maria del Popolo. Non lascia più la città. Muore a Roma il 19 agosto 1632, a quarantuno anni: secondo Baglione, per un bagno gelato in una fontana dopo una notte di bevute.

Formazione

Dal padre e dallo zio, pittori. A Roma lavora in un ambiente dominato dai caravaggeschi: studia Caravaggio nelle chiese e soprattutto Manfredi, da cui prende il quadro a mezze figure. Non è documentata un'altra scuola.

Contesto storico

La colonia di pittori francesi e nordici a Roma negli anni Venti del Seicento, che vive di mercato e di committenze ecclesiastiche. Dal 1623 il papa è Urbano VIII, e intorno ai suoi nipoti Barberini gira la committenza più ricca della città.

Committenze

Collezionisti romani e, dal 1627, il cardinale Francesco Barberini. Per San Pietro dipinge il Martirio dei santi Processo e Martiniano, documentato nel 1629-30 (oggi alla Pinacoteca Vaticana).

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Pisa, battezzato il 9 luglio 1563

Vita e condizioni

Figlio di un orafo fiorentino, Giovan Battista Lomi, lascia Pisa da giovane e si stabilisce a Roma, dove adotta il cognome Gentileschi, quello di uno zio materno. Nel 1603, al processo intentato da Baglione, racconta di avere prestato a Caravaggio una veste da cappuccino e un paio d'ali. Ha diversi figli, e la maggiore, Artemisia, si forma nella sua bottega. Lascia Roma per le Marche, poi Genova (1621), Parigi alla corte di Maria de' Medici (1624) e dal 1626 Londra, dove diventa pittore di Carlo I. Muore a Londra il 7 febbraio 1639.

Formazione

Nei cantieri tardomanieristi della Roma di fine Cinquecento. Intorno al 1600 l'incontro con Caravaggio cambia il suo modo di dipingere: ne prende l'attenzione al dato fisico, ma la rende più asciutta e più chiara.

Contesto storico

Il passaggio fra tardo manierismo e primo Barocco. Poi le corti: la Genova dei banchieri, la Parigi di Maria de' Medici, la Londra di Carlo I collezionista. Sono ambienti che volevano pittura raffinata, e Gentileschi porta il caravaggismo dentro quei salotti.

Committenze

A Roma gli affreschi del Casino delle Muse per Scipione Borghese (1611-12). Poi pale per le Marche e per Genova; a Torino un'Annunciazione per il duca di Savoia (1623). Per Maria de' Medici a Parigi, per Carlo I e la regina Enrichetta Maria a Londra, dove dipinge il soffitto della Queen's House a Greenwich.

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Xàtiva (Valencia), battezzato il 17 febbraio 1591

Vita e condizioni

Figlio di un calzolaio, nasce a Xàtiva e lascia presto la Spagna: della giovinezza si sa quasi niente. Nel 1611 è a Parma, e nel 1613 a Roma, dove entra nell'Accademia di San Luca e abita in via Margutta. Lo chiamano lo Spagnoletto. Nel 1616 si trasferisce a Napoli, in fuga, così si racconta, dai creditori romani; sposa Caterina Azzolino, figlia di un pittore siciliano, e non lascia più la città. Nel 1626 Urbano VIII gli dà il titolo di cavaliere dell'Ordine di Cristo. Muore a Napoli il 3 novembre 1652.

Formazione

Una tradizione lo vuole allievo di Francisco Ribalta a Valencia, ma nessun documento lo prova. Lasciata la Spagna, passa per Parma e per Roma, dove vede Caravaggio e i caravaggeschi.

Contesto storico

Napoli spagnola, la città più popolosa d'Europa, governata da viceré mandati da Madrid, con un mercato dell'arte controllato da poche botteghe potenti. Caravaggio era passato di lì due volte, e i pittori del posto avevano già cambiato modo di dipingere.

Committenze

I viceré spagnoli, a cominciare dal duca di Osuna, e poi il duca d'Alcalá, che nel 1631 gli fa ritrarre Maddalena Ventura. Gli ordini religiosi, in particolare la Certosa di San Martino. Con le collezioni dei viceré i suoi quadri partono per la Spagna.

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Utrecht, 4 novembre 1592

Vita e condizioni

Nasce a Utrecht in una famiglia di pittori e decoratori. A Roma è fra il 1610 circa e il 1620, ospite nel palazzo del marchese Vincenzo Giustiniani; i documenti lo registrano dal 1616. Tornato a Utrecht nel 1620, sposa Sophia Coopmans e apre una bottega frequentatissima, con una ventina di allievi ogni anno. Nel 1623 è presidente della gilda di San Luca. Nel 1628 Carlo I lo invita a Londra per circa sei mesi. Dal 1637 ha una seconda bottega all'Aia, al servizio degli Orange. Si ritira a Utrecht nel 1652 e vi muore il 27 aprile 1656.

Formazione

A Utrecht con Abraham Bloemaert, il maestro della corrente più classicheggiante della pittura olandese. A Roma guarda Caravaggio, Manfredi e i Carracci.

Contesto storico

Utrecht è una città olandese con una forte comunità cattolica, da cui molti giovani pittori partono per l'Italia. Roma, negli anni Dieci, è piena di stranieri venuti a studiare l'antico e Raffaello, e trovano anche Caravaggio. Al ritorno la Repubblica olandese ha una corte, quella degli Orange, che compra ritratti e allegorie.

Committenze

A Roma il marchese Vincenzo Giustiniani, per cui dipinge il Cristo davanti al sommo sacerdote (circa 1617, oggi alla National Gallery di Londra), il cardinale Scipione Borghese e il granduca di Toscana. In Olanda i principi d'Orange, la regina Elisabetta di Boemia, esule all'Aia, che lo ha come maestro di disegno dei figli, e la decorazione dell'Oranjezaal a Huis ten Bosch. A Londra, nel 1628, il ritratto allegorico di Carlo I e della regina Enrichetta Maria.

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Vic-sur-Seille (Lorena), 13 marzo 1593

Vita e condizioni

Figlio di un fornaio. Nel 1617 sposa Diane Le Nerf, di famiglia della piccola nobiltà, e nel 1620 si stabilisce a Lunéville, il paese della moglie, dove vive con i privilegi e le esenzioni fiscali di un nobile. I documenti lo mostrano prepotente: aggredisce un ufficiale, picchia un contadino, manda i cani a caccia nei campi seminati, e negli anni della carestia rifiuta di pagare la sua parte per sfamare i poveri. Non era invece signore feudale del paese. Muore a Lunéville il 30 gennaio 1652, durante un'epidemia; il figlio Étienne continua l'attività di bottega.

Formazione

Non documentata. Con ogni probabilità si forma in Lorena, forse a Nancy. Il caravaggismo gli arriva di seconda mano, attraverso i pittori di Utrecht e le stampe. Che non sia mai stato in Italia non si sa: non ci sono prove, ma nemmeno prove contrarie.

Contesto storico

La Lorena devastata dalla guerra dei Trent'anni: regione contesa fra Francia e Impero, attraversata da eserciti, carestie ed epidemie. Nel 1633 le truppe francesi entrano nel ducato. È anche una terra di forte vita religiosa, con un risveglio francescano a cui La Tour partecipa.

Committenze

Il suo mercato principale è la borghesia locale; lavora anche per i duchi di Lorena (1623-24). Nel 1638-39 ottiene il titolo di pittore ordinario del re di Francia. I soggetti sono quasi tutti religiosi, trattati come scene di genere.

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Per vent'anni, a Roma, dipingere il naturale così com'è sembra la sola strada moderna. Ma nella stessa città c'è chi sostiene che il pittore debba scegliere dalla natura soltanto il meglio, e chi che il fine dell'arte sia lo stupore. Che cosa resta del naturalismo quando gli si chiede di essere anche bello?

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